Da "Il Cittadino" del 29 giugno 2004

La lettera

Le armi e le banche del Lodigiano

Caro direttore, la buona notizia dell’ordine del giorno presentato dai due consiglieri comunali di Lodi (dei Democratici di Sinistra) sull’adozione di un criterio etico per l’assegnazione delle tesorerie del Comune di Lodi ci sembra un primo passo verso la consapevolezza di Lodigiano quanto le nostre scelte siano importanti per determinare un cambiamento. In aprile, come ogni anno, il Parlamento Italiano ha presentato la relazione sulle esportazioni di armi e sulle banche che effettuano tali transazioni (le cosiddette "banche armate"). Tale relazione è in accordo con quanto prevede la legge 185, che regola il commercio estero di armi e conseguentemente la tracciabilità bancaria, ed è stata fortemente voluta delle organizzazioni pacifiste (Pax Christi, Beati i costruttori di Pace, Missione Oggi, i Comboniani, tra gli altri…). Le notizie che si evincono dalla relazione non sono buone. L’export italiano di armi è in forte ripresa, infatti leggiamo che "dopo aver fatto registrare un volume di vendite fortemente decrescenti negli anni 2000-1, le commesse autorizzate sono risalite nel 2002 ed anche per l’anno in esame si confermano destinazioni di rilievo, con un ammontare di esportazioni pari a 198 milioni 494 mila 552 euro". L’incremento dell’export di armi italiane è stato del 40% nel 2003, l’Italia esporta soprattutto armi leggere, costruite quasi esclusivamente nel distretto industriale di Brescia, armi che sono state protagoniste di tutte le più sanguinose guerre d’Africa degli ultimi anni. Nel 2003 il mercato italiano si è spostato verso il Medio Oriente orientandosi verso l’Arabia Saudita (che lo scorso anno ha ottenuto dal governo autorizzazioni a ricevere armi italiane per oltre 109 milioni di euro di armi), il Kuwait (35 milioni e mezzo di nuove autorizzazioni) gli Emirati Arabi Uniti (oltre 25 milioni di euro sempre di nuove autorizzazioni). Ma non solo. I nuovi clienti dell’industria bellica italiana stanno ancor più ad est: due tra i tre principali portafogli d’ordine dello scorso anno sono la Malesia, con autorizzazioni per circa 166 milioni di euro e la Cina che vede accolte dal nostro governo autorizzazioni per 127 milioni di euro nonostante l’embargo di armi dell’Unione Europea in vigore dal 1989 rinnovato lo scorso dicembre dal Parlamento europeo. La Malesia è il secondo paese (il primo è la Grecia) destinatario delle armi italiane ed è un paese dove vige la tortura, vi sono esecuzioni sommarie, gravi violazioni dei diritti umani e sparizioni come ripetutamente denunciato da Amnesty International, della Cina abbiamo detto sopra, ma è giusto ricordare che Parlamento Europeo ha approvato a larga maggioranza la risoluzione per mantenere l’embargo poiché la situazione dei diritti umani nella Repubblica Popolare Cinese "resta insoddisfacente, continuano le violazioni delle libertà fondamentali, così come continuano le torture, maltrattamenti e le detenzioni arbitrarie". La recente riforma della legge 185 prevede infatti che l’Italia non esporti armi a paesi "nei cui confronti sia stato dichiarato l’embargo totale o parziale delle forniture belliche da parte delle Nazioni Unite o dell’Unione europea". Nella documentazione che vi alleghiamo troviamo il nome di parecchi istituti che operano nel nostro territorio, che hanno ricevuto autorizzazioni ad operare nel settore delle armi, il Nodo di Lodi della Rete di Lilliput pensa che un’economia di giustizia sia il primo passo per costruire un mondo diverso e chiederà agli Istituti di Credito del Lodigiano di adottare criteri di trasparenza e di uscire dal commercio delle armi. Il nodo, in collaborazione con altre organizzazioni ed associazioni, organizzerà a cominciare da ottobre un percorso dal titolo: "L’interesse più alto è quello di tutti" che si articolerà in: • una giornata di approfondimento seminariale che ospiterà interventi di relatori provenienti dalla Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Microfinanza, Mag 2, Associazione Finanza Etica; • un percorso formativo in più moduli per approfondire temi quali la finanza etica, il denaro e la quotidianità, ma anche per valutare alternative con prodotti e progetti etici quali le mutue di autogestione, il microcredito, il risparmio in bottega; • una proposta concreta quale la costituzione di uno sportello per il pubblico per spiegare cos’è la Finanza Etica, cos’è Banca Etica, come diventare socio, quali sono i prodotti (certificati di deposito, conto corrente, titoli Etica sgr), ma anche tramite un Promotore Finanziario di Banca Etica come investire i soldi nel non profit.

Il nodo di Lodi della Rete di Lilliput