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	<new giorno_scad="15" mese_scad="6" anno_scad="2002">
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	<amministratore>pcasiello</amministratore>
	<autore>Paolo Manfredi</autore>
	<titolo>Spettacolo e laboratorio teatrale</titolo>
	<fonte>Paolo Manfredi</fonte>
	<testo>I giorni 12-13-14 giugno 2002, dalle 18.30 alle 20.30  LABORATORIO DI TEATRO A GRATIS con Paolo Manfredi  alla Ex-fornace Carotta, piazza Napoli - Padova  il 14 giugno alle 21.00 lettura-spettacolo  ORFEO MESCALERO  di Stefano Benni   con Paolo Manfredi</testo>
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	<amministratore>ndrini</amministratore>
	<autore>AA.VV.   - G.  Amadori,... </autore>
	<titolo>ll pestaggio della Diaz (21/07/2001)</titolo>
	<fonte>panorama. repubblica</fonte>
	<testo>raccolta di articoli sulla 'perquisizione' alla scuola Diaz durante il G8 di Genova.   -------------------------- Raffica di avvisi di garanzia per il blitz nella scuola Archiviate le accuse nei confronti dei manifestanti G8, 48 poliziotti indagati per la Diaz   GENOVA - Quarantotto nuovi avvisi di garanzia sono stati inviati dalla procura di Genova ad altrettanti poliziotti del reparto mobile di Roma, agli ordini del comandante Vincenzo Canterini e del suo vice Michelangelo Fournier, per aver partecipato al blitz notturno nella scuola Diaz, durante il G8 del luglio scorso, che si era concluso con una sessantina di feriti e 93 no-global arrestati. L'ipotesi di accusa nei confronti dei poliziotti e' quella di concorso in lesioni e di non aver impedito l'evento, con l'aggravante di essere pubblico ufficiale. Per l'irruzione alla Diaz diventano cosi' complessivamente 77 gli indagati del nucleo antisommossa di Roma, tra funzionari, capisquadra e poliziotti; 29 avevano gia' ricevuto l'avviso di garanzia.  E sempre dai magistrati arriva la richiesta di archiviazione, per le accuse di resistenza e lesioni, nei confronti dei 93 giovani no global arrestati durante l'irruzione notturna, perche' le relazioni da parte delle forze dell'ordine non hanno consentito ai magistrati di attribuire ai singoli eventuali responsabilita' penali.  Nei mesi scorsi la procura di Genova aveva gia' interrogato il comandante del reparto Vincenzo Canterini, il suo vice Michelangelo Fournier, otto capisquadra e alcuni poliziotti. Secondo le dichiarazioni, rese da numerosi manifestanti stranieri rimasti feriti durante l'irruzione della polizia, nella notte tra il 21 e il 22 luglio sarebbero stati gli agenti di polizia del nucleo antisommossa di Roma ad entrare per primi nella scuola. Secondo il loro racconto, i poliziotti romani sarebbero entrati con il casco in testa, in divisa blu protetta, cinturone di pelle nera e con in mano i manganelli del tipo 'tonfa', descrizione che combacia con la divisa del nucleo antisommossa. Canterini ed i suoi uomini hanno sempre negato di aver fatto irruzione per primi nella scuola e di essere gli autori dei pestaggi.  'Non mi risulta che i nuovi avvisi siano gia' stati notificati', ha commentato l' avvocato Silvio Romanelli, difensore del comandante Canterini e dei suoi agenti. 'E' corsa anche la voce che il reparto di Canterini sia in sommossa, ma lo smentisco categoricamente'.  A carico dei manifestanti no global rimane invece l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al saccheggio e ai danneggiamenti. Quest'accusa, secondo indiscrezioni, verrebbe stralciata per confluire in un altro fascicolo: quello sui disordini di piazza avvenuti durante i giorni del G8.  (21 maggio 2002)   ------------------------------ A: libertari@yahoogroups.com, no-isf@yahoogroups.com  Da: 'Fidone Davide' -davy.mcn@tiscalinet.it- | Blocco indirizzo | Aggiungi alla Rubrica  Data: Sat, 1 Jun 2002 12:06:29 +0200  Oggetto: [no-isf] Da www.misteriditalia.com   POLIZIOTTO 'ACCOLTELLATO' ALLA DIAZ? ORA E' ACCUSATO DI CALUNNIA        GENOVA, 29 LUGLIO - Calunnia, falso e simulazione di reato:  queste le accuse che la procura di Genova ha rivolto a Massimo Nucera, il  poliziotto che nella notte tra il 21 ed il 22 luglio scorso - appena  entrato nella scuola Diaz dove alloggiavano alcuni partecipanti alle  manifestazioni no-global - dichiaro' di aver subito un accoltellamento da cui  lo avrebbe salvato il giubbotto antiproiettile che indossava.        Esami scientifici fatti dai carabinieri del RIS di Parma  sostengono, invece, che le lacerazioni presenti su quel giubbotto non sono  compatibili con eventuali colpi di coltello.        Come si ricordera', fu proprio la presunta aggressione a Nucera  che gli uomini agli ordini di Canterini addussero come giustificazione  della violenza con cui la polizia si scateno' sugli occupanti della Diaz.  Come si ricordera' fonti della polizia avevano affermato che la violenta  reazione dei poliziotti era stata causata proprio da quel presunto  accoltellamento, che oggi si rivela una menzogna, tanto che la procura  genovese non esclude la possibilita' di indagare l'agente per il reato di  simulazione.     Primi sviluppi nell'inchiesta per il blitz alla Diaz indagato il capo della Celere di Roma  G8, avvisi di garanzia per Canterini e il suo vice      GENOVA - Partono i primi avvisi di garanzia nei confronti di alti funzionari e capisquadra che il 21 luglio gestirono il blitz alla scuola Diaz di Genova durante il G8. A riceverli sono stati Vincenzo Canterini, capo del reparto mobile di Roma e il suo vice Alessandro Fournier, piu' altri graduati.  Ad annunciarlo e' il legale di fiducia dei poliziotti, l'avvocato Silvio Romanelli, il cui studio assiste oltre al comandante e al suo vice anche i capisquadra che parteciparono al blitz. L'ipotesi di accusa nei loro confronti e' concorso in lesioni gravi, e di non aver impedito l'evento con l'aggravante di essere pubblico ufficiale.  Canterini e Fournier dovranno comparire davanti ai magistrati della procura di Genova il 21 settembre, mentre l'interrogatorio per i capisquadra e' stato fissato il 19 settembre. Sempre oggi si e' saputo che il capo della Digos di Genova, Spartaco Mortola, e' stato iscritto nel registro degli indagati.  E' stata invece rinviata alla prossima settimana l'audizione di Canterini davanti al comitato d'indagine sul G8. La sua testimonianza e' considerata importante per la ricostruzione del blitz alla scuola Diaz, centro di accoglienza del Gsf (Genoa Social Forum), uno degli episodi piu' controversi su cui anche il Comitato sta indagando.   (31 agosto 2001)   La lunga notte della polizia Che cosa e' successo davvero prima, durante e dopo la perquisizione della scuola Diaz. Un vertice in questura teleguidato dal capo della Ps, De Gennaro. Poi la decisione: intervenire. Ma con i reparti meno adatti e piu' stanchi. Cronaca, minuto per minuto, del blitz che ha messo in crisi le forze dell'ordine.  di GIACOMO AMADORI 3/8/2001     La perquisizione alla scuola &amp;laquo;Armando Diaz&amp;raquo; si e' conclusa: gli agenti portano via alcuni ragazzi fermati all'interno. Dei 93 fermati, 67 ricorrono alle cure mediche.     &amp;Egrave; la notte della polizia. Una notte lunga, tormentata, maledetta. Che comincia attorno alle 23 di sabato 21 luglio, con l'irruzione nella scuola Armando Diaz di Genova, una delle sedi occupate dai ragazzi del Genoa Social Forum (Gsf), i contestatori del G8. Da quel sabato sono usciti tanti contusi: ma a tornare con le ossa rotte sono state proprio loro, le forze dell'ordine. A cominciare da Gianni De Gennaro, capo della polizia, che ha offerto alcune teste pur di salvare la poltrona.  Cosi', la notte della polizia non e' finita quella notte: interi reparti sono stati messi sotto accusa per le violenze contro i giovani occupanti; alti gradi e questori censurati per non aver controllato quanto accadeva accanto a loro e per qualche errore di troppo. Mentre il Parlamento decide di avviare un'indagine conoscitiva, Panorama ha scavato nella lunga notte della polizia e nei suoi antefatti: ha condotto una sua indagine, basandosi su autorevoli testimonianze. Sono stati raccolti particolari inediti, notizie utili per inquadrare la verita' di quelle ultime, nervose ore del 21 luglio, esasperate dalle precedenti violenze.      Ore 9 circa. Dopo la morte di Carlo Giuliani, i comandanti di reparto sono inquieti: la situazione rischia di diventare esplosiva. Come comportarsi? Un alto dirigente, di cui Panorama conosce il nome, ha un briefing telefonico con De Gennaro. Il dirigente riferisce ai colleghi di avergli chiesto lumi sui metodi da seguire e di aver avuto dal capo un segnale inequivocabile: &amp;laquo;Nessuna paura. Siate tosti, anzi tostissimi&amp;raquo;. Ore 20.30. Il vicequestore aggiunto Massimo Di Bernardini, della Mobile romana, con alcuni uomini della Digos genovese e del Reparto prevenzione crimine, su quattro vetture della polizia (due delle quali auto civetta), passano per via Cesare Battisti. Gli agenti, vicino all'ingresso della scuola Armando Diaz, notano &amp;laquo;circa 200 persone, molte delle quali vestite di nero, come i Black bloc&amp;raquo;. Nasce un piccolo tafferuglio, i &amp;laquo;neri&amp;raquo; lanciano sassi e bottiglie contro le auto. Qualcuno grida: &amp;laquo;Sono solo quattro!&amp;raquo;. Le vetture fuggono, e via radio avvisano della situazione la questura.  Ore 21.15. In questura si decide un sopralluogo alla scuola. Partono Spartaco Mortola, capo della Digos genovese, e un agente: sono in borghese, su una moto. Davanti alla scuola vedono 150 persone: quasi tutte bevono birra, molte sono le &amp;laquo;brutte facce&amp;raquo; e cosi' pensano che il controllo del Gsf sia ridotto e che la scuola ospiti elementi pericolosi.    Ore 22.00. La Digos verifica attraverso sue &amp;laquo;fonti&amp;raquo; interne alla scuola che effettivamente la vigilanza del Gsf sugli occupanti dell'edificio e' allentata. Dentro ci sono elementi potenzialmente pericolosi. Si e' parlato di un infiltrato nella scuola, che segnala la presenza di Black bloc, ma oggi la polizia lo nega.  Ore 22.15. Inizia un vertice nell'ufficio del questore: tra i presenti, il piu' alto in grado e' Ansoino Andreassi, vicecapo della polizia, il vicario di De Gennaro che per il G8 di Genova e' il regista dell'ordine pubblico. Nella stanza ci sono anche il questore di Genova, Francesco Colucci; il direttore del Servizio centrale operativo (Sco) Francesco Gratteri; il direttore dell'Antiterrorismo, Arnaldo La Barbera, con il suo vice Giovanni Luperi, entrambi arrivati a Genova quel pomeriggio su precisa richiesta di De Gennaro. La Barbera, d'altronde, si porta dietro da oltre dieci anni il soprannome di &amp;laquo;113 del Viminale&amp;raquo;: ovunque ci sia un'emergenza viene catapultato lui. Partecipa anche il capo della Digos Mortola. Dice Colucci a Panorama: &amp;laquo;Avevo davanti a me Andreassi, vicecapo della polizia, senza contare che il capo era sempre in contatto. Che potevo fare?&amp;raquo;.  Ore 22.25. La discussione sul da farsi e' lunga. Si prospetta un'operazione di ordine pubblico da affidare al Reparto mobile. Ma sarebbe necessaria un'ordinanza del questore, con l'indicazione precisa di modalita' e responsabili, e i tempi a disposizione sono ristrettissimi. L'altra ipotesi in gioco e' la perquisizione: un'operazione di polizia giudiziaria da affidare alla Digos e allo Sco.  Ore 22.35. La discussione si sposta sulla formula giuridica da adottare per la perquisizione. Si propende per l'articolo 41 del testo unico di pubblica sicurezza: prevede la possibilita' di irruzione in un edificio alla ricerca di armi. Enrico Zucca, uno dei pm incaricati delle indagini, sostiene che quella sera l'impiego dell'articolo 41 &amp;laquo;potrebbe essere stato improprio perche' non e' ancora chiaro se ci fossero prove certe sulle armi&amp;raquo;.     Ore 22.45. Alla fine del vertice viene consultato anche De Gennaro via cellulare: il capo della polizia da' il suo assenso alla perquisizione, suggerisce &amp;laquo;cautela e prudenza&amp;raquo;. Si verifica allora la disponibilita' delle forze in campo. In teoria, non dovrebbero intervenire gli uomini del Reparto mobile, eppure ne vengono chiamati proprio i responsabili. Il generale Valerio Donnini, funzionario del Viminale, mette a disposizione 70 agenti del settimo nucleo del Reparto mobile romano, agli ordini di Vincenzo Canterini: uomini che sono gia' in servizio da 12 ore. Ci saranno anche 15 uomini della Digos e 20-25 Sco. Ore 23.10. Le auto e i furgoni della polizia lasciano la questura. A bordo ci sono in tutto circa 120 uomini. Con loro ci sono Canterini, Gratteri e Mortola. Arriva anche La Barbera, formalmente il piu' alto in grado sul campo, con il suo vice Luperi. Ore 23.30. Le auto si fermano davanti alla Diaz. Scatta il blitz. Dalle finestre volano bottiglie, pietre. Un istruttore di Ps conosciuto come Robocop racconta a Panorama di essere stato sfiorato da un martello da marmo. Ore 23.33. Gli agenti decidono di entrare da un portoncino laterale, sulla sinistra dell'edificio, che sfondano a calci. Altri penetrano anche dal portone principale. Alcuni occupanti tentano invano di opporsi all'irruzione spostando dei banchi davanti all'ingresso.       Ore 23.34. Gli uomini della Digos in borghese restano all'esterno della palazzina. A irrompere per primi sono gli uomini del Reparto mobile. In questura oggi c'e' chi sostiene che, di fronte alla confusione dei comandi, alcuni funzionari si siano rifiutati di entrare. Canterini e' tra quanti penetrano nella scuola: sostiene che i suoi uomini si &amp;laquo;trovano di fronte a una vigorosa resistenza da parte di alcuni degli occupanti, armati con spranghe e bastoni&amp;raquo;. I contestatori hanno spento le luci, cosi' che &amp;laquo;la resistenza diviene ancora piu' cruenta e confusa&amp;raquo;. Ore 23.35. Si scatena la violenza. &amp;laquo;Sono soprattutto gli agenti delle squadre mobili&amp;raquo; sostiene Robocop &amp;laquo;i meno addestrati a quel tipo di azione&amp;raquo;. Gli occupanti del Gsf lamentano pestaggi sistematici e brutali, eseguiti con manganelli neri, e percosse ingiustificate anche contro chi era sdraiato a terra. Un importante dirigente dice a Panorama che De Gennaro, via cellulare, viene informato costantemente. Ore 23.39. Solo dopo alcuni minuti i funzionari, verificati gli eccessi, allontanano una dozzina di uomini del Reparto mobile. Nel buio, un poliziotto, Massimo Nucera, viene accoltellato da un giovane che subito dopo scappa: il giubbotto di sicurezza gli salva la vita. Non e' pero' vero che l'accoltellamento sia l'innesco delle violenze: li' per li', nessuno si accorge di nulla. Solo dopo molti minuti, Robocop notera' il taglio e chiedera' all'agente come se lo sia procurato.      Ore 23.40. Entra la Digos, con quel che resta delle squadre mobili. Al piano terra gli occupanti sono gia' immobilizzati. Molti sono i contusi. Ore 23.45. Inizia la perquisizione, guidata da Mortola. Viene fatto allontanare il personale in divisa ancora nell'edificio, rimangono solo gli uomini della Digos e della Mobile. La Barbera entra e fa un breve giro al piano terra: dopo neanche dieci minuti se ne va. Gli agenti cercano armi e indumenti neri, che possano qualificare gli occupanti come appartenenti al Black bloc. Viene steso un telo color blu elettrico dove vengono raccolti i reperti sequestrati: 2 bottiglie molotov, 23 coltelli, 15 maschere antigas, mazze, passamontagna, 60 magliette nere, 15 pantaloni neri, 16 giacche nere, 17 giubbotti neri, striscioni inneggianti alla lotta anti-globalizzazione. Ore 0.30. Mortola decide di sveltire le operazioni perche', fuori dalla scuola, centinaia di persone rumoreggiano. Arrivano anche i giornalisti, c'e' la segnalazione che sta arrivando un corteo di mille persone. Il capo della Digos stabilisce l'immediato trasporto dei reperti in questura.    Ore 0.35. Mortola esce da una porta laterale con un grande fagotto pieno di materiale sequestrato. Davanti ai giornalisti e alle telecamere, il leader del Gsf, Vittorio Agnoletto, lo aggredisce: &amp;laquo;Lei porta fuori un morto! Io sono un medico, mi faccia vedere!&amp;raquo;. Mortola risponde: &amp;laquo;Lei e' un irresponsabile, qui non c'e' nessun morto&amp;raquo;. Poi, con dieci dei suoi uomini, sale sulle auto civetta e va in questura. Dentro alla scuola restano Gratteri e Luperi con gli uomini della Digos e della squadra mobile.  Ore 0.45. Escono agli arresti 93 giovani, 67 dei quali richiedono cure mediche. Una settimana dopo, uno solo sara' ancora in carcere. Il procuratore aggiunto Giancarlo Pellegrino, oltre alle violenze, critica proprio questo: &amp;laquo;La perquisizione&amp;raquo; dice a Panorama &amp;laquo;non e' riuscita ad attribuire responsabilita' individuali&amp;raquo;. Ore 1.15.  La scuola e' vuota.  Ore 1.30. Il ministro dell'Interno, Claudio Scajola, viene avvisato. Diciassette agenti feriti si rivolgono al pronto soccorso: le loro prognosi variano tra i 6 e i 10 giorni. Fra loro, 15 appartengono al Reparto mobile di Roma.     &amp;copy; Arnoldo Mondadori Editore-1999  Tutti i diritti di proprieta' letteraria e artistica riservati      fonte: Panorama   </testo>
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	<autore>Wlodek Goldkorn - da New York </autore>
	<titolo>Poveri piu' poveri? La colpa e' del Fondo</titolo>
	<fonte>La repubblica </fonte>
	<testo>Joseph Stiglitz  Poveri piu' poveri? La colpa e' del Fondo  La catastrofe argentina. La crisi della Russia. Il disastro del Terzo mondo. Il Nobel Joseph Stiglitz contro Fmi, Banca mondiale e Usa  di Wlodek Goldkorn - da New York                   Nei circoli della New York che conta, l'uomo del momento e' un mite professore di economia della Columbia University. Si chiama Joseph Stiglitz, e nel 1993 aveva lasciato l'ovattato mondo accademico per verificare come funzionava l'universo della politica. Per quattro anni e' stato consigliere di Bill Clinton alla Casa Bianca. Poi, nel 1997, e' stato nominato vice presidente della Banca mondiale, incarico che ha lasciato nel 2001 per tornare a insegnare. Nello stesso anno ha vinto il premio Nobel per l'Economia.   Ora, Stiglitz ha deciso di rendere pubblica l'esperienza di questi sette anni in un libro intitolato 'Globalization and its Discontents', che tradisce acume e grandi ambizioni. L'opera, che uscira' nelle librerie ai primi di giugno, contiene una radicale critica di come il processo della globalizzazione e' stato gestito finora, un appello perche' tutto cambi prima che sia troppo tardi, e una ricetta.  La globalizzazione, dice Stiglitz, ha portato benefici quasi solo a chi era gia' benestante. E questo non perche' il processo di per se' sia sbagliato, ma perche' le sue regole sono state dettate dal Fondo monetario internazionale (Fmi). Questa istituzione, nata nel 1944 a Bretton Woods per l'impulso di John Maynard Keynes, con lo scopo di debellare la poverta' e aiutare i paesi in via di sviluppo, ha quindi tradito la sua missione originale. E ha ribaltato l'impostazione del grande economista britannico. Insomma l'Fmi, diretto da uomini di finanza, e' oggi ostaggio del 'fondamentalismo monetario'.  I suoi dirigenti e ispettori sul campo sono interessati, sostiene Stiglitz, solo a bilanci e contabilita'. Della vita quotidiana della gente, della disoccupazione, a loro non importa niente. D'altra parte le ricette sono spesso sbagliate: per fare alcuni esempi, per effetto delle politiche imposte dal Fondo il Pil della Russia e' crollato del 40 per cento, in Argentina c'e' stata la catastrofe dell'economia, in tutta l'America latina la gente e' oggi piu' povera. E ancora, nei paesi in via di sviluppo non c'e' sviluppo e cresce invece l'instabilita'.  Errori di finanzieri che credono ciecamente in una dottrina errata? No, risponde Stiglitz. C'e' disonesta'. Le regole del Fondo monetario, ma anche di altre istituzioni come la Banca mondiale e l'Organizzazione mondiale per il commercio (Wto) si basano su doppi pesi e doppie misure.  Agli Stati Uniti (il principale colpevole degli scompensi della globalizzazione) e ai paesi ricchi si applicano metodi diversi di contabilita' dei bilanci, dei deficit e dei debiti, che non a quelli poveri. Le barriere commerciali sono state abbattute nelle nazioni piu' povere ma gli Usa (e in parte l'Europa) continuano con politiche protezionistiche. E ancora, la liberalizzazione dei mercati di capitale ha reso impossibile qualsiasi politica economica mirata da parte dei governi dei paesi piu' deboli. Ha reso la loro moneta instabile, finendo per trasformare miliardi di essere umani in vittime degli speculatori e degli investitori dei paesi benestanti.  Di fronte a tale catastrofe (&amp;laquo;preannunciata, bastava dar retta alle ricerche accademiche&amp;raquo;), Stiglitz propone un rimedio radicale come le sue critiche. Occorre uscire dall'&amp;laquo;ortodossia del monetarismo&amp;raquo;, sostiene. E, soprattutto, cominciare a governare il processo della globalizzazione. In altre parole, bisogna tornare al vecchio caro metodo e allo spirito di Keynes. I maligni dicono che con il suo libro l'ambizioso e brillante Stiglitz si propone come il Keynes del Ventunesimo secolo.     30.05.2002      </testo>
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	<autore>Mimmo De Cillis </autore>
	<titolo>immigrazione: 'Una legge senza speranza'</titolo>
	<fonte>Il manifesto </fonte>
	<testo>'Una legge senza speranza'  Disumana, oppressiva, lesiva di diritti inalienabili. Il vescovo di Caserta Raffeale Nogaro punta l'indice contro la legge Bossi-Fini: &amp;laquo;Riduce l'immigrato a merce, lo fa vivere sotto una spada di Damocle, minaccia il diritto d'asilo&amp;raquo; MIMMO DE CILLIS La definisce &amp;laquo;una legge disumana, oppressiva, che calpesta i diritti piu' elementari dell'uomo&amp;raquo;. Se fosse approvata cosi' com'e', &amp;laquo;sarebbe un fatto indegno di un paese civile&amp;raquo;. Raffaele Nogaro, vescovo di Caserta, parla con tono sofferto, sembra perfino addolorato, ma con parole estremamente chiare contesta lo spirito e l'architettura globale del decreto legge Bossi-Fini. Il vescovo, noto per essere un alfiere dei diritti di poveri e diseredati, ha spesso lanciato appelli e denunce coraggiose, che gli hanno procurato parole di censura dentro e fuori dal mondo cattolico. Nel novembre scorso, quando comincio' la guerra in Afghanistan, dichiaro' di non condividere l'intervento armato, non ritenendolo in linea con lo spirito cristiano, e attiro' su di se' una pioggia di critiche. Oggi si batte anima e corpo per la tutela dei diritti degli immigrati, partecipando a manifestazioni pubbliche, marce di protesta, conferenze. Lui, a volte &amp;laquo;voce fuori dal coro&amp;raquo;, oggi esprime una posizione comune a tutta la chiesa italiana.  Monsignor Nogaro, come valuta il decreto legge Bossi-Fini sull'immigrazione?  E' difficile esprimersi in questo momento. La legge e' in via di approvazione, magari ci saranno modifiche, non so quale sara' il prodotto finito. Ma ho sempre combattuto questa legge nel suo impianto complessivo. Gia' la legge Turco-Napolitano aveva una impostazione restrittiva, ma quella attuale e' addirittura repressiva. Sono totalmente deluso: non mi aspettavo che si potesse arrivare a questo grado di severita'. Ho fatto tutti i passi necessari per gridare che questa e' una legge-capestro, oppressiva e brutale, che priva l'uomo dei suoi diritti basilari. E' inconcepibile che questo accada in Italia: non posso credere che un governo, in un paese civile e umano, possa giungere a un tale grado di disprezzo dell'umanita', trattando un uomo con tanta brutalita' e cieca violenza, privandolo della sua dignita'. L'uomo e' la sede di tutti i diritti: invece l'immigrato e' considerato un uomo di serie B e ridotto alla stregua di merce.  Quali punti contesta con maggiore forza?  Tutta la legge e' disumana e calpesta i diritti essenziali degli immigrati. Da un lato rende i lavoratori regolari instabili, riducendo la loro possibilita' di integrazione. Agli &amp;laquo;irregolari&amp;raquo; riserva poi l'espulsione senza appello o possibilita' di ricorso. Nessuno puo' esser trattato in modo cosi' tremendo: in un paese democratico ogni uomo deve avere la possibilita' di spiegare le sue ragioni. Al clandestino si da' una reclusione immediata, senza il riconoscimento di diritti o di tutela legale. La &amp;laquo;clandestinita'&amp;raquo; diviene reato in se', e compiono un reato anche quei soggetti che appoggiano i clandestini, come tantissime associazioni di volontariato, cattoliche e non, che assistono gli immigrati.  Come commenta la parte del testo che regola i ricongiungimenti famigliari e l'asilo politico?  Su questi temi il dettato di legge e' sconcertante: permettere che una famiglia si ricongiunga diventa davvero impossibile, perche' l'immigrato dovrebbe disporre di una riserva di capitale molto elevata. Ma vivere unito alla propria famiglia e' un diritto indispensabile dell'uomo! L'Italia, inoltre, diventerebbe un paese che nega il diritto di asilo politico, proprio di ogni stato democratico, permesso in tutta Europa. In tal modo si distrugge ogni speranza per immigrati che fuggono da regimi dittatoriali, dove si reprimono i diritti umani.  Cosa pensa della modifica che ha introdotto l'obbligo da parte dell'immigrato di lasciare le impronte digitali?  E' una modifica veramente indegna. Nessun uomo puo' essere &amp;laquo;catalogato&amp;raquo;, nessuno puo' vivere sotto una spada di Damocle, senza poter esercitare il pensiero e l'azione in modo libero. E' davvero inconcepibile che si possa colpire in modo cosi' crudele l'identita' stessa di un essere umano.  Pensa che le sue forti perplessita' siano condivise da tutta la Chiesa italiana?  Credo che la Chiesa italiana, in larghi segmenti, condivida questa posizione di critica sostanziale alla legge. Da piu' parti si sono avute proteste forti e chiare. Oggi abbiamo anche il pieno conforto della chiesa istituzionale: la conferenza episcopale italiana ha inviato una richiesta al governo chiedendo una modifica solida e radicale. Il governo ha risposto che fara' il possibile per ascoltare le obiezioni poste da parti della chiesa come Caritas e Migrantes, che lavorano con gli immigrati. Ma, come uomo di vangelo, dico che le modifiche non servono: questa legge dev'essere semplicemente cestinata.  Cosa chiede al parlamento italiano che nei prossimi giorni discutera' di questa legge e la votera'?  Al parlamento chiedo che questo testo non venga approvato, e che sia rielaborato nella sua globalita', secondo un filosofia del tutto diversa. Chiedo anche al centro-sinistra di formulare pronunciamenti perentori, che ribadiscano la necessita' di tutelare i diritti degli immigrati, in quanto prima di tutto &amp;laquo;persone&amp;raquo;', titolari di diritti inalienabili. In questo momento tutti i cittadini con un barlume di coscienza civile, cattolici e non, devono sollevarsi. Se questa legge venisse approvata, significa che il nostro paese non ha capito nulla del valore della vita e dell'umanita'. Un fatto davvero allucinante. Prego e spero che questo non accada.  * Lettera 22 </testo>
	<data>12-6-2002</data>
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	<amministratore>pcasiello</amministratore>
	<autore>Paolo Manfredi</autore>
	<titolo>CARTA DEL NUOVO MUNICIPIO</titolo>
	<fonte>Altra citta' - http://www.altracitta.org</fonte>
	<testo>CARTA DEL NUOVO MUNICIPIO (fonte http://www.altracitta.org/) Per una globalizzazione dal basso, solidale e non gerarchica  (promotori: Alberto Magnaghi, Giancarlo Paba, Giovanni Allegretti, Mauro Giusti e Camilla Perrone, Universita' di Firenze; Giorgio Ferraresi, Politecnico di Milano Alberto Tarozzi, Universita' di Bologna Anna Marson, Istituto Universitario di Architettura Venezia Enzo Scandurra, Universita' di Roma La Sapienza Alessandro Giangrande e Elena Mortola, Universita' di Roma III)   Globalizzazione e sviluppo locale Il mercato globale usa il territorio dei vari paesi e delle diverse aree geografiche come uno spazio economico unico; in questo spazio le risorse locali sono beni da trasformare in prodotti di mercato e di cui promuovere il consumo, senza alcuna attenzione alla sostenibilita' ambientale e sociale dei processi di produzione.  I territori e le loro 'qualita' specifiche' - le diversita' ambientali, di cultura, di capitale sociale - sono dunque 'messe al lavoro' in questo processo globale che pero' troppo spesso le consuma senza riprodurle, toglie loro valore innescando processi di distruzione delle risorse e delle differenze locali. L'alternativa a questa globalizzazione parte da qui: da un progetto politico che valorizzi le risorse e le differenze locali promuovendo processi di autonomia cosciente e responsabile, di rifiuto della eterodirezione del mercato unico.  Lo sviluppo locale cosi' inteso, che si identifica in primo luogo con la crescita delle reti civiche e del 'buon governo' della societa' locale, non puo' divenire localismo chiuso, difensivo, ma deve costruire reti alternative alle reti lunghe globali, fondate sulla valorizzazione delle differenze e specificita' locali, di cooperazione non gerarchica e non strumentale. In tal senso si puo' prospettare uno scenario definibile anche come globalizzazione dal basso, solidale, non gerarchica, la cui natura e' comunque quella di una rete strategica (anche internazionale, mondiale) tra societa' locali. Questo progetto politico va costruendosi nell'attivita' di messa in rete di energie locali operata dal forum sociale mondiale.   Il nuovo ruolo degli enti locali e delle loro unioni per una globalizzazione dal basso. Per realizzare futuri sostenibili fondati sulla crescita delle societa' locali e sulla valorizzazione dei patrimoni ambientali, territoriali e culturali propri a ciascun luogo, gli enti pubblici territoriali debbono assumere funzioni dirette nel governo dell'economia. E per costruire in forme socialmente condivise queste nuove funzioni di governo devono attivare nuove forme di esercizio della democrazia. Solo il rafforzamento delle societa' locali e dei loro sistemi democratici di decisione consente da un lato di resistere agli effetti omologanti e di dominio della globalizzazione economica e politica, dall'altro di aprirsi e promuovere reti non gerarchiche e solidali. Il 'nuovo municipio' si costruisce attraverso questo percorso, finalizzato a trasformare gli enti locali da luoghi di amministrazione burocratica in laboratori di autogoverno. Nuove forme di autogoverno, in cui sia attiva e determinante la figura del produttore-abitante che prende cura di un luogo attraverso la propria attivita' produttiva, sono rese possibili dalla crescita del lavoro autonomo, della microimpresa, del volontariato, del lavoro sociale, delle imprese a finalita' etica, solidale, ambientale,ecc. Il nuovo municipio interpreta con maggiore attenzione le identita' regionali, per fondare i progetti sulla valorizzazione dei giacimenti patrimoniali locali, contro forme di espropriazione esogena e distruzione degli stessi giacimenti; e promuove la ricostruzione degli spazi pubblici della societa' locale come luoghi di formazione delle decisioni sul futuro della nuova comunita'. Il nuovo municipio si da' come obiettivo un nuovo rapporto tra eletti ed elettori, oggi espropriati da logiche sovraordinate di natura economicista che escludono dai momenti decisionali proprio i cittadini-abitanti-elettori. Questa nuova dimensione 'democratica' di una societa' locale complessa, multiculturale e autogovernata che cresce e si rafforza nel progettare e costruire direttamente il proprio futuro puo' costituire il vero antidoto alla globalizzazione economica e al regno della paura, dell'insicurezza, e dell'impotenza prodotti dalla militarizzazione delle reti di governo globale.  Nuove forme di democrazia diretta Il nuovo municipio si realizza attraverso l'attivazione di nuovi istituti di decisione che affiancano gli istituti di democrazia delegata, allargati al maggior numero di attori rappresentativi di un contesto sociale ed economico, per la promozione 'statutaria' di disegni di futuro localmente condivisi. La predisposizione di scenari di futuro, che evitino linguaggi tecnocratici e specialistici, e' la condizione perche' la partecipazione, estesa agli attori piu' deboli e senza voce nelle decisioni istituzionali, produca l'individuazione dell'interesse comune attraverso il riposizionamento dei conflitti verso relazioni di reciprocita'. Il nuovo municipio rende parte integrante del processo di decisione - nei piani, nei progetti e nelle politiche - percorsi partecipativi strutturati, integrando gli impegni della Carta di Aalborg e delle agende 21 locali negli strumenti di governo ordinario del territorio, dell'ambiente e dello sviluppo economico. Questi nuovi processi decisionali sono finalizzati a produrre scenari di futuro e 'statuti dei luoghi' a carattere 'costituzionale', che nella composizione degli attori che le sottoscrivono si ispirino alla complessita' degli statuti comunali medievali, reinterpretandola con l'obiettivo di dare voce alle diverse componenti della societa' contemporanea nella definizione degli statuti.  Gli istituti decisionali della nuova cittadinanza comprendono: -una rappresentanza delle principali associazioni economiche e di categoria (artigiani, agricoltori, commercio, industria, turismo, ecc); -una rappresentanza delle associazioni con finalita' culturali, sociali, di difesa dell'ambiente; -una rappresentanza di comitati e di forum, tematici, territoriali e urbani; -una rappresentanza delle circoscrizioni o assemblee di quartiere, di zona ,ecc. Il nuovo municipio ridefinisce la composizione di questi nuovi istituti ponendo attenzione all'equilibrio fra attori politici, economici e della societa' civile. Il superamento della logica di una rappresentanza definita una tantum al momento del voto, ritrovabile nei concetti di partecipazione e di democrazia diretta, permette di produrre politiche pubbliche piu' efficaci nei confronti dei soggetti 'diversi' (spesso coincidenti con soggetti 'deboli', sottorappresentati nei luoghi della decisione), coinvolgendoli direttamente nella costruzione degli 'statuti dei luoghi' e delle politiche che li attuano. Il nuovo municipio si attiva affinche' gli enti sovraordinati promuovano, nei finanziamenti dei progetti locali, modalita' partecipate di definizione degli stessi. Il coinvolgimento di una maggiore pluralita' di soggetti costituisce inoltre un'occasione per ampliare la conoscenza del locale, acquisendo rappresentazioni dei problemi che difficilmente possono essere interpretate attraverso mediazioni tecnico-scientifiche o politico-burocratiche. Fra i molteplici punti di vista sottorappresentati che caratterizzano la gestione dello sviluppo locale, oltre a quello 'di genere' vi sono ad esempio quelli degli anziani, degli immigrati, dei bambini, del mondo rurale, tutti soggetti che rivestono primaria importanza nella cura del territorio e nelle misure del buon vivere. Le pratiche di coinvolgimento dei bambini nella costruzione delle politiche urbane messe in atto negli ultimi anni da moltissime amministrazioni locali italiane costituiscono un buon esempio dell'efficacia del dar voce a punti di vista sottorappresentati nel migliorare la qualita' di vita urbana.  Le strutture di consultazione, concertazione, decisione, gestione che affiancano il Municipio (o l'unione dei municipi) e la sua struttura elettiva costituiscono una forma intermedia fra la democrazia delegata e la democrazia diretta (assemblea, referendum, ecc). Queste strutture funzionano con continuita' accompagnando l'intero processo di gestione di piani, politiche e progetti; la loro configurazione territoriale rispetta le forme di aggregazione socio-culturale locale, senza costringerle entro confini burocratici sovradeterminati.   Nuovi territori multiculturali Il nuovo municipio produce nuovi scenari sociali attraverso il riconoscimento del radicamento abitativo e lavorativo dei nuovi abitanti provenienti da luoghi e paesi differenti. In questo processo si producono nuove relazioni comunitarie e interpersonali tra popoli e culture diverse. In particolare lo spazio pubblico e' il luogo di condivisione delle nuove, molteplici e culturalmente differenziate, pratiche dell'abitare e del vivere. Il nuovo municipio promuove politiche di accoglienza degli immigrati secondo i seguenti principi: sostituire alle politiche settoriali un approccio di gestione integrata dell'accoglienza e della convivenza; differenziare le politiche in funzione delle diverse fasi temporali del percorso migratorio e dei percorsi territoriali degli immigrati; potenziare le politiche abitative sociali e di inserimento nei piccoli centri urbani e rurali; riqualificare le aree problematiche della citta' caratterizzate da forte conflittualita' sociale e degrado ambientale, attraverso politiche integrate di intervento autosostenibili e partecipate; sostenere programmi per la costruzione di partnership decisionali interculturali e interetniche.  Nuovi indicatori di benessere  Il dibattito su questo punto e' ormai decisamente maturo. Il nuovo municipio si impegna a proporre criteri di valutazione delle politiche e dei progetti che siano ispirati alla semplificazione e all'innovazione culturale dei meccanismi di valutazione tecnocratici e tecnicistici, la cui complicatezza e farraggine e' inversamente proporzionale all'efficacia.  Il primo criterio di valutazione riguarda il grado e la forma della partecipazione sociale alle decisioni, rispetto all'obiettivo dell'empowerment delle societa' locali.  Il secondo criterio prevede un drastico ridimensionamento del PIL (come unico indicatore del benessere) e la sua integrazione con indicatori relativi alla qualita' ambientale, urbana, territoriale, sociale, e al riconoscimento delle diversita' e delle culture. Il terzo criterio riguarda il livello e le modalita' di riconoscimento del patrimonio locale come base per la produzione di ricchezza durevole. Il quarto riguarda la sostenibilita' dell'impronta ecologica (chiusura tendenziale dei cicli delle acque, dei rifiuti, dell'alimentazione, dell'agricoltura; riduzione della mobilita', diffusione dei sevizi rari, ecc) e il grado di autonomia del sistema territoriale locale nella produzione, nell'informazione, nella cultura, negli stili di vita, ecc. Il quinto le tipologie di reti di relazione e di mutuo scambio fra societa' locali. E cosi' via.  Nuovi sistemi economici locali autosostenibili Il nuovo municipio, attore chiave nel governo del processo di valorizzazione del patrimonio territoriale, deve guidare lo sviluppo economico autocentrato, aiutando attori deboli ad emergere, decidendo cosa, come, quanto, dove produrre per creare valore aggiunto territoriale, favorendo la crescita delle autonomie della societa' locale come soggetto collettivo e complesso. L'insicurezza generata dallo 'sviluppo', dalla fragilita' delle alte tecnologie, degli alti grattacieli, delle vite e dei semi artificiali dagli effetti oscuri, richiama bisogni di riappropriazione della conoscenza delle forme della riproduzione dei mondi vitali; della misura del tempo di vita, della fiducia comunitaria, della de-tecnologizzazione verso l'appropriatezza delle tecnologie rispetto al contesto.  La promozione, da parte del nuovo municipio, di economie locali che mettano in valore i beni territoriali e ambientali comuni, che tendano a chiudere i cicli della riproduzione dell'ambiente e della societa' locale, che sviluppino tecnologie e filiere produttive appropriate al luogo e alle sue risorse, puo' generare sicurezza comunitaria senza citta' blindate, competizione sulla qualita' dei prodotti senza guerra, relazioni improntare allo scambio solidale.   Forme di valorizzazione del patrimonio territoriale locale Il patrimonio territoriale e' indivisibile. Non e' possibile pensare di salvaguardare alcune riserve di natura (i parchi) e di storia (i monumenti, i centri storici) e ammettere altrove qualsiasi trasformazione distruttiva.  Il nuovo municipio assume una definizione estensiva di patrimonio che identifica con il territorio dei luoghi e delle genti, con i suoi caratteri e valori ambientali, paesistici, urbani, con i suoi saperi, culture, arti, nella sua integrale individualita' che vive fra passato e futuro. La valorizzazione del patrimonio e' possibile nell'incontro fra le energie del futuro e la memoria e i giacimenti dei luoghi. Il nuovo municipio promuove una nuova rappresentazione del patrimonio territoriale per costruire consapevolezza dei propri valori identitari, dei potenziali di produzione di ricchezza durevole, e per stimolare progetti, piani e politiche atti a generare una nuova economia sociale, fondata sulla valorizzazione collettiva del patrimonio stesso. Il nuovo municipio aiuta e valorizza gli attori economici, sociali e culturali della citta' e del mondo rurale che partecipano creativamente alla formazione di progetti capaci di accrescere il valore del patrimonio territoriale locale. Il mondo rurale acquista nuova centralita' in questo processo di valorizzazione del patrimonio territoriale: i nuovi agricoltori non producono solo merci per il mercato, ma anche beni e servizi pubblici, remunerati dal nuovo municipio, per la cura dell'ambiente, del paesaggio, della qualita' urbana.  Reti di scambio equo e solidale Il nuovo municipio si fa interprete di nuove relazioni di scambio di culture, di prodotti tipici, di saperi tecnici e politici, improntati al superamento della competizione economica selvaggia verso forme di cooperazione e di mutuo scambio solidale fra citta' del nord, fra sud e nord, fra sud e sud. Il municipio occidentale esporta la consapevolezza della crisi del proprio modello industrialista e sviluppista ed i germi delle alternative sperimentali a quella crisi; il municipio dei paesi poveri (in via di non sviluppo) puo' proporre gli insegnamenti della autorganizzazione della sopravvivenza allo sviluppo stesso. Le reti dello scambio equo e solidale costituiscono la trama minuta ma densa della strategia 'lillipuziana' contro la globalizzazione economica.</testo>
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