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L'acciaio alla Wto
Approvata la commissione d'inchiesta sul protezionismo Usa chiesta dall'Ue
Resistenze americane Gli operai siderurgici Usa hanno assediato il Congresso perché proteggesse un'industria che negli ultimi anni ha visto bancarotte e licenziamenti
Verdetto nel 2004 Tra indagini e ricorsi, la disputa potrebbe tuttavia trascinarsi per anni. Intanto, la guerra commerciale mondiale infuria

A. PA.
Ebuona ultima, nella guerra dell'acciaio arrivò la Wto. Quando ormai la disputa tariffaria transatlantico-globale rischia il punto di non ritorno, tra azioni e ritorsioni, l'organizzazione mondiale del commercio ha deciso ieri di avviare un'indagine che stabilisca se i pesanti dazi (fino al 30%) imposti dagli Stati uniti sull'import siderurgico violino o meno gli accordi commerciali internazionali. L'iter del processo è lungo e farraginoso, e ieri a Ginevra è stato in realtà dato solo il calcio di avvio. Nel corso di un incontro del Dispute Settlement Body (l'organismo che sovrintende ai contenziosi tra i 144 membri della Wto) è stata infatti approvata la costituzione di una commissione di indagine composta da tre esperti, su domanda dell'Unione europea. Una prima richiesta era stata bloccata il 22 maggio scorso dagli Usa, secondo i quali i dazi imposti a partire dal 5 marzo sono misure di salvaguardia, legittime secondo le stesse regole Wto, in quanto rese necessarie da un presunto dumping dei paesi importatori d'acciaio. Ma l'Ue ha ripresentato la sua richiesta, e stavolta il suo passaggio è stato automatico, secondo le regole.

Gli Stati uniti si trovano comunque in una botte di ferro, anzi d'acciaio, visti i tempi del percorso che dovrebbe portare a stabilire torti e ragioni. I membri della commissione saranno presumibilmente scelti entro il mese prossimo, ma la selezione potrebbe richiedere più tempo, se nel frattempo (come pare certo) altri paesi inoltreranno a loro volta reclamo alla Wto contro gli Usa, complicando la scelta dei tre giuristi. Una volta insediata, la commissione ha fino a sei mesi di tempo per deliberare, ma c'è chi afferma già che, data la delicatezza e complicatezza della questione, i tre potrebbero prendersi un po' più di tempo. Alla fine, qualcosa dovranno dire, ma quanto delibereranno potrebbe essere impugnato da coloro che non si ritengono soddisfatti della decisione. Allora la disputa si sposterà all'Appellate Body, una sorte di corte d'appello. Tra una delibera e un'opposizione, toccherà aspettare la fine del 2003, se non il 2004, per la decisione finale. Che potrebbe arrivare su una distesa di cocci impossibili da ricomporre, vista invece la velocità a cui stanno andando le ritorsioni innescate dalla decisione protezionista americana, che ha cause puramente elettorali, di politica interna. Tant'è che alla decisione riguardante l'acciaio (industria in gravi difficoltà, insediata in Stati decisivi per i repubblicani) è seguita a ruota quella di aumentare i già considerevoli sussidi che aiutano gli agricoltori Usa ad essere più competitivi, soprattutto contro i prodotti del Sud del mondo.

Nel frattempo, alle trombe di Washington, Bruxelles e Tokyo hanno risposto con le loro campane: una scarica di tariffe su prodotti siderurgici e non di provenienza americana, che dovrebbero entrare in vigore a partire dal prossimo 18 giugno. Decisione che ha provocato una surreale minaccia americana di appellarsi alla Wto. Intanto la Cina, ultima entrata nell'organizzazione, ha deciso di imporre a sua volta dazi per non essere invasa dalle importazioni a basso prezzo ricacciate dalle frontiere Usa, innescando però la reazione della Corea del sud che si è alleata con il Giappone contro Pechino.

Tra grottesco e ridicolo, tutti affermano di stare applicando le regole del commercio mondiale, e che lo fanno per difendere il libero scambio. Ma il solo fatto certo, è il naufragio del Doha round, che avrebbe dovuto terminare nel 2004. Come ha dichiarato un anonimo negoziatore a Ginevra, sede Wto, ha le stesse possibilità di sopravvivenza di «una palla di neve all'inferno».

da Il Manifesto del 04-06-02


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