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ARTICOLI SULL'ASSEMBLEA NAZIONALE
DELLA RETE DI LILLIPUT 18-19-20 GENNAIO 2002

La Nazione


Rete Lilliput discute di "nonviolenza"

MASSA - La Rete Lilliput, il network che unisce più di 700 tra associazioni ed organizzazioni impegnate nella cooperazione internazionale, nel commercio equo e solidale e nella tutela dell'ambiente, ha aperto i lavori della seconda assemblea nazionale. Hanno dato il benvenuto Giorgio Dal Fiume (Ctm Altromercato) e Francesco Gesualdi (fondatore del Centro nuovo modello di sviluppo) del Tavole Campagne, Alberto Zoratti (Nodo di Genova), Patrizia Morgante (Nodo di Roma) e Marzia Marchi (Nodo di Ferrara). Sono tre giorni importanti per la Rete: in discussione le strategie per il futuro, l'assetto organizzativo e il rapporto con i Social Forum, alla luce dei fatti di Genova, della guerra in Afghanistan e dell'imminente Forum sociale mondiale di Porto Alegre. La Rete Lilliput è nata più di due anni fa su iniziativa di 17 realtà della società civile. Tra queste"Mani Tese", il Wwf, le associazioni pacifiste "Pax Christi". Oggi sono più di 700 le organizzazioni aderenti. In tutta Italia si contano ormai 69 "nodi" della Rete e 10 in via di costituzione, dal Trentino alla Sicilia: migliaia le persone coinvolte. Oggi l'assemblea propone il seguente programma: ore 10-13: "Ma si è girato il vecchio mondo? Etica, economia, politica e globalizzazione dopo l'11 settembre". Tavola rotonda con Aldo Bonomi, Lidia Menapace e Manilo Dinucci. Coordina Maurizio Meloni. Ore 15-19:"Strategie e azioni locali per cambiamenti globali. Divisione in gruppi di lavoro per individuare le priorità per il 2002". Dalle ore 21: festa e fiera delle virtù.



IL TIRRENO

Impegno contro la violenza dall'assemblea di Rete Lilliput
LE STRATEGIE Agnoletto auspica un gioco di squadra


MASSA. Non violenza, sensibilizzazione e impegno personale, unica strategia di azione per credere in un futuro diverso e per costruire un altro mondo: questo l'impegno dell'assemblea nazionale della Rete Lilliput che si è tenuta nella sede Apt di Marina di Massa e alla quale hanno partecipato circa 500 rappresentanti dei 69 Nodi locali sparsi in tutta Italia. Ieri alla giornata conclusiva ha partecipato anche Vittorio Agnoletto, prima di raggiungere Genova dove nel pomeriggio si è svolta la manifestazione dei Social Forum per Carlo Giuliani a sei mesi dalla morte avvenuta, appunto, nel capoluogo della Liguria. Ma l'assemblea di Marina di Massa ha ribadito anche il "no" alla guerra, il sostegno a campagne sociali e ambientali e il monitoraggio di imprese e delle istituzioni.
Nel documento finale letto da Sabina Siniscalchi (Mani Tese) e da Alberto Castagnola (Tavola Campagne) si rimarca, fra l'altro, che i principi ispiratori, i valori e gli stili che stanno alla base dell'identità di Rete che l'associazione ha sostenuto nel corso "di questo tragico anno, consentendoci di continuare ad agire a favore della giustizia, della pace e di uno sviluppo in armonia con la natura". E' stato inoltre affermato che i principi della Rete rappresentano l'unica strategia per credere in un futuro diverso per costruire un altro mondo.
"Il vostro apporto sulla nonviolenza è importante - ha detto Vittorio Agnoletto intervenuto a Marina di Massa per aggiornare l'assemblea di Rete Lilliput sull'incontro dei Social Forum svoltosi in contemporanea a Roma. - E' una scelta di fondo irrinunciabile che può essere etica o conseguente a un percorso di analisi politica". Per quanto riguarda i mezzi di comunicazione Agnoletto ha invitato l'assemblea a una riflessione. "Abbiamo sofferto delle riduzioni da parte dei media: questo può essere anche un problema per chi coi media ha interloquito. Questo sistema ha bisogno di riferimenti, di facce. Dobbiamo dargliele se non vogliamo che i media se li scelgano da soli. Su questo è necessario giocare di squadra".
Agnoletto si è detto poi preoccupato per la manifestazione di Genova per ricordare Carlo Giuliani. "Non ho capito - ha osservato - perché il questore di Genova abbia fatto una conferenza stampa dicendo che sarebbero tornati i black bloc. Sono inoltre preoccupato perché le strutture che governano questo Stato non hanno rinunciato ai sistemi repressivi".



"No alla guerra al terrorismo"
Il messaggio di Zanotelli apre l'assemblea di Rete Lilliput
Il raduno nazionale richiama a Marina centinaia di pacifisti


MARINA DI MASSA. "Lilliput deve ribadire la sua scelta nonviolenta e poi dimostrare il proprio dissenso alla "guerra al terrorismo". Chi non è d'accordo se ne può anche andare". Nel saluto che Alex Zanotelli ha inviato ai partecipanti alla seconda assemblea nazionale della Rete di Lilliput che si è aperta ieri pomeriggio nel salone dell'Apt di Marina ci sono tutto lo spirito e la forza del missionario comboniano che da dieci anni vive a Korogocho, baraccopoli di Nairobi in Kenya, in quelli che lui stesso ha definito "i sotterranei della storia".
All'assemblea della Rete Lilliput - il network che riunisce più di 700 tra associazioni e organizzazioni impegnate nella cooperazione internazionale, nel commercio equo e solidale e nella tutela dell'ambiente - i lavori dureranno fino a domenica, alla presenza di oltre 400 iscritti e altrettanti delegati. Ieri hanno dato il benvenuto Giorgio Dal Fiume (Ctm Altromercato) e Francesco Gesualdi (fondatore del Centro nuovo modello di sviluppo) del Tavole Campagne, Alberto Zoratti (Nodo di Genova), Patrizia Morgante (Nodo di Roma), e Marzia Marchi (Nodo Ferrara).
Per l'apertura dell'assemblea Padre Zanotelli ha inviato un messaggio preciso: "Penso - ha detto - che ora Lilliput deve affrontare due nodi fondamentali: la nonviolenza attiva come scelta fondamentale di impegno, la guerra contro il terrorismo e cosa fare. La scelta nonviolenta è alla base di tutto. Ricordatevi che era stato un nodo importante nel primo convegno di Marina di Massa. Se qualcuno o gruppi non accettano questa discriminante se ne possono andare in pace. Altrimenti chiederò io di uscire da Lilliput - continua Zanotelli, che di Lilliput è uno dei fondatori - mi sembra talmente chiara questa scelta soprattutto dopo i fatti di Genova. Davanti allopinione pubblica italiana deve apparire chiaro dove Lilliput sta".
Riguardo all'argomento "guerra al terrorismo", in particolare quella in Afghanistan, Zanotelli ha detto: "Per me è chiaro che partendo da quanto accaduto l'11 settembre, l'apparato militare americano (Pentagono e industria militare) ha deciso di rilanciarsi (stava perdendo terreno dopo il crollo del Muro di Berlino) rilanciando così l'economia americana che era sull'orlo della depressione. E così appare chiaro a tutti che il militare non è qualcosa di accidentale al sistema economico ma ne è il cuore. La dimostrazione sta nelle cifre. So da fonti sicure del Senato americano che il bilancio militare Usa passa ora da circa 350 miliardi di dollari a 500 miliardi di dollari. Ogni bombardamento in Afghanistan costa 17 milioni di dollari. Se si calcola che in questi mesi ci sono stati in media 8-10 bombardamenti al giorno, dobbiamo dire che i bombardamenti in Afghanistan costano 170 milioni di dollari al giorno. Siamo alla follia collettiva. La ragione è semplice: con 13 miliardi di dollari potremmo risolvere il problema della fame e della sanità nel mondo per un anno".
Infine una proposta per affermare il dissenso nonviolento al governo italiano: uno sciopero telematico. "Milioni di cittadini chiedano l'accesso elettronico a Palazzo Chigi e alla Farnesina. È già stato fatto con grande successo in appoggio al Chiapas, isolando così elettronicamente il ministero e la Banca centrale del Messico per alcuni giorni".
Oggi e domani il dibattito della Rete proseguirà sui vari argomenti in agenda: le strategie per il futuro, l'assetto organizzativo e il rapporto con i Social Forum.


Sos per le donne afghane
"I talebani sono finiti ma loro sono ancora emarginate"
Un'esponente di Rawa all'assemblea nazionale della Rete Lilliput



MASSA. "L'italia è uno dei Paesi che non si è mai dimenticato di noi". Ringrazia Sahar Saba, 28 anni, da 21 rifugiata afghana in Pakistan, oggi membro del comitato affari esteri di Rawa, associazione rivoluzionaria delle donne afghane. Il secondo giorno di lavori dell'assemblea nazionale della Rete Lilliput si apre con la sua testimonianza: "Molti credono che dopo l'11 settembre e i bombardamenti in Afghanistan tutto sia cambiato? Non è vero, i talebani non ci sono più ma la situazione è ancora difficile. La ricostruzione e la riabilitazione del Paese non saranno possibili senza l'aiuto della comunità internazionale".
"Ma la ricostruzione deve essere soprattutto politica - avverte Sahar Saba - e sarà indispensabile il totale apporto delle donne afghane. Oggi invece i ruoli chiave sono tutti ricoperti da esponenti dell'Alleanza del Nord. Bisogna vigilare, perchè i fondamentalismi sono ancora presenti. Le donne hanno ancora paura, non bisogna pensare solo al burqa".
Difficile, secondo l'esponente di Rawa, avere una piena fiducia nei governi occidentali: "La gente - dice - in Afghanistan sa che l'Occidente sta intervenendo per i propri interessi, e solo ora, che il problema del fondamentalismo li riguarda da vicino. Me ne vado da qui ringraziandovi - ha concluso Sahar - sappiamo del vostro sostegno, e contiamo sul vostro aiuto. Spero in un futuro radioso per tutti, donne comprese".
Ma che cos'è Rawa? Rawa (Revolutionary association of women of Afghanistan) è una associazione di donne politicamente attiva dal 1977. Fondata da un gruppo di intellettuali a Kabul nel 1977, ha operato per ottenere pari diritti per le donne e per ristabilire un governo democratico in Afghanistan. La loro leader Meena fu uccisa nel 1987 a Quetta, in Pakistan.
Rawa porta all'attenzione mondiale la situazione della popolazione afghana, denunciando i soprusi commessi per più di vent'anni sulla popolazione civile. Le donne di Rawa lavorano anche a livello di assistenza umanitaria, promuovono e gestiscono orfanotrofi, scuole di alfabetizzazione per le donne e i bambini, fanno accoglienza ai profughi e assistenza sanitaria.
Per maggiori informazioni basta consultare il sito www.rawa.org. Sahar Saba, 28 anni, è nata in Afghanistan, ma dall'età di 7 anni vive come profuga in Pakistan. Lavora per Rawa da 12 anni.




IL MANIFESTO

Lilliput cerca il nuovo mondo
A Marina di Massa l'assemblea nazionale della Rete: ma non chiamateci moderati, siamo radicali non violenti
ANGELO MASTRANDREA - INVIATO A MASSA

A molti di loro va stretta la semplificazione giornalistica che li definisce come l'ala moderata e cattolica del "movimento dei movimenti". Vuoi per la radicalità dei contenuti e delle campagne che riescono a esprimere, vuoi per l'ostinazione con cui perseguono la "non violenza attiva", sul modello gandhiano, come scelta fondamentale di impegno. Più esattamente sarebbe definirli "lillipuziani", in ossequio al nome che si sono scelti meno di due anni fa (Rete Lilliput, appunto) e all'intento originario di connettere piccole realtà locali (associazioni laiche e cattoliche, botteghe del commercio equo e solidale, campagne tematiche, ecc.) per immobilizzare il Gulliver del capitalismo globale tessendogli attorno, appunto, una rete fatta di piccoli fili. Da ieri pomeriggio fino a domani, un enorme striscione raffigurante un lillipuziano intento a costruire un muro a forma di mondo accoglie i 400 e passa iscritti alla seconda assemblea nazionale della rete, a Marina di Massa. In alto, lo slogan della riunione riecheggia il prossimo Forum sociale mondiale che si svolgerà a Porto Alegre dal 31 gennaio al 5 febbraio. Di là "Un altro mondo è in costruzione", qui, più realisticamente, "Costruire un mondo diverso". Ma, più che di Porto Alegre, al quale quest'anno saranno presenti ben più dei due "nodi" locali presenti lo scorso anno (su 69 in totale), nell'assemblea introduttiva di ieri pomeriggio (aperta da una lettera di Alex Zanotelli dalle "catacombe umane" di Korogocho, in Kenia, dove il missionario cammina "con i poveri della storia che pagano così pesantemente le follie di questo sistema"), si è discusso soprattutto di G8.
Più dell'11 settembre e della guerra, infatti, le giornate di Genova hanno rappresentato un vero e proprio spartiacque per la rete, i cui attivisti sono rimasti travolti dalle cariche della polizia in piazza Manin, e insieme a loro è stata spiazzata dalla violenza la pratica dell'"azione diretta non violenta", con la quale pure i lillipuziani erano riusciti a bloccare un varco d'accesso alla zona rossa. Tanto più che, come ricorda Franco Gesualdi del Centro nuovo modello di sviluppo, "nella prima assemblea della Rete Lilliput, a ottobre del 2000, avevamo considerato l'appuntamento di Genova come uno degli eventi qualificanti". Che però ha dimostrato anche "la nostra scarsa capacità organizzativa". Dunque, questa tre giorni dovrebbe servire anche a trovare un modello di organizzazione efficace e allo stesso tempo informale e non burocratico. "Lilliput ha avuto una grande capacità di portare valore aggiunto alla contestazione al G8, di qualità e quantità", dice Giorgio Dal Fiume, del consorzio Ctm-Altromercato, "minore è stata invece la capacità di incidere sulle modalità con cui il Genoa social forum ha comunicato la non violenza". Il riferimento, neppure troppo velato, è alla strategia della "disobbedienza civile" e alla "dichiarazione di guerra al G8" delle Tute bianche. "Il G8 ha dimostrato che un certo tipo di mobilitazione è fallimentare, a causa dell'atteggiamento repressivo della polizia", insiste Alberto Zoratti, che oggi interverrà a nome della Rete all'assemblea nazionale dei Social forum a Roma. Per cui la pratica della non violenza ha bisogno di un rilancio, anche d'immagine.
Un altro tema caldo è il rapporto con il resto del movimento, che, appunto da Genova in poi, ha vissuto fasi alterne. Ad esempio, alla partecipazione di massa alla marcia della pace Perugia-Assisi non è seguito un analogo impegno per la manifestazione contro la guerra del 10 novembre a Roma. "Avevamo deciso di non essere presenti per valorizzare le iniziative locali, che sono il nostro specifico. Ma l'esito è stato che solo pochi nodi si sono attivati sui temi della mobilitazione, che riguardava il Wto in corso di svolgimento a Doha. E contemporaneamente la manifestazione di Roma diventava un corteo contro la guerra", dice ancora Dal Fiume. Ma questo non vuol dire che la Rete non debba proseguire il rapporto con il "movimento dei movimenti". Anzi, per Zoratti la parola d'ordine deve essere quella della "contaminazione", perché la stessa Rete Lilliput nasce in questo modo. E così, pieno sostegno alla manifestazione di oggi contro la legge Bossi-Fini sull'immigrazione, mentre Patrizia Morgante del "nodo" di Roma preannuncia la volontà di aderire al Roma social forum. Inoltre, la concomitanza dell'assemblea con il corteo romano ha fatto sì che gran parte delle organizzazioni lillipuziane mandassero qui solo una scarna delegazione, per consentire la partecipazione alla manifestazione degli immigrati.
Altro argomento "caldo" di discussione, il rapporto tra globale e locale. O, per meglio dire, l'opposizione alle politiche del governo Berlusconi, in materia ambientale come, appunto, di immigrazione. Sì, perché se il Dna di Lilliput è fatto di piccole battaglie locali che si agganciano ai grandi temi della lotta alla mondializzazione, è pur vero che "il contesto politico-sociale è profondamente cambiato". Per cui, quando il governo mette in discussione finanche i diritti di cittadinanza, c'è bisogno di un "ruolo forte, con una forte componente di interlocuzione a livello politico", sostiene Zoratti. Secondo il quale per far questo "c'è bisogno di un nuovo patto fondativo della rete". Che si faccia carico dell'opposizione alle politiche nazionali del centrodestra, cercando "convergenze" con chi si occupa delle stesse tematiche.


"L'economia della sobrietà"
ANGELO MASTRANDREA - INVIATO A MASSA

Una cosa è certa: per gli attivisti della Rete Lilliput non c'è alternativa alla pratica della non violenza. E' l'unica pregiudiziale vera che la rete pone ai propri attivisti. Lo ha ribadito padre Alex Zanotelli nel messaggio che ha inaugurato la seconda assemblea nazionale, e un po' tutti i presenti sono d'accordo. Per il resto, solo oggi si conosceranno le priorità della rete per il 2002, che dovrebbero riguardare la non violenza innanzitutto, ma anche l'ambiente, il commercio e la finanza, con una particolare attenzione ai comportamenti delle imprese. Di questo e altro discutiamo con Franco Gesualdi, uno degli allievi prediletti di don Lorenzo Milani nella scuola di Barbiana, direttore del Centro nuovo modello di sviluppo e uno dei personaggi più noti della Rete Lilliput.
Secondo Gesualdi, per colpire al cuore l'attuale sistema iperliberista bisogna smontare il meccanismo della crescita e dei profitti, instaurando quella che definisce "economia di sobrietà". "A questa globalizzazione dobbiamo contrapporre altri valori e diritti inalienabili. Ad esempio, che le clausole ambientali non si costruiscono sulla base di quelle commerciali, semmai il contrario".Gesualdi, come nasce il suo centro?
Nasce dal fatto che alcune persone e famiglie che venivano da un impegno internazionalista e che avevano vissuto in paesi del Terzo mondo si sono rese conto di vivere nella parte peggiore del mondo, quella ricca che affama la più povera. Per questo abbiamo deciso di abbandonare le nostre case e di andare a vivere in un unico caseggiato, a Vecchiano, provincia di Pisa: una via di mezzo tra un condominio e una comunità. Con due obiettivi: dare solidarietà a chi è vittima di questo sistema e tentare di cambiare l'assetto sociale che crea oppressi. Siamo nati per questo motivo, per capire i meccanismi del sistema e spiegarli alla gente. Facciamo ricerca su come utilizzare consumo e risparmio, studiamo le imprese, perché ognuno di noi quotidianamente entra in conflitto con esse quando ad esempio va a fare la spesa.
Che secondo voi sono il cuore del sistema
Diamo molto peso a un progetto di economia globale alternativo. Ma rischiamo di perdere perché i danni vanno più veloci dei tentativi di rendere la gente consapevole. Dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti, da quelli classici, come il diritto di voto e l'iscrizione al sindacato, a quelli nuovi, come il risparmio e il consumo critico.
Ma non siete gli unici a pensare a un'alternativa possibile, come ha dimostrato la mobilitazione contro il G8. Come vi ponete nei confronti del resto del movimento?
Credo che Genova sia stata un grande momento di aggregazione, che va valorizzata. Solo così avremo la possibilità di agire contro un potere forte che si è impadronito anche dei mezzi di comunicazione. Ma nelle alleanze c'è bisogno della volontà di entrambi. Su alcune cose non possiamo transigere, ad esempio sulla non violenza. Perciò dobbiamo imporre delle regole di fondo, e sulle altre accettare le diversità. Dobbiamo fare di tutto per progredire insieme, perché la divisione favorisce il potere. Un altro rischio è quello di essere funzionali al potere e alla macchina mediatica.
Che si è dimostrata molto sensibile all'estetica dello scontro, reale o simulato che sia. E meno a quelle che voi definite "azioni dirette non violente".
Le campagne che facciamo trovano spesso spazio sulla stampa. Sono importanti anche i grandi momenti di apparizione pubblica, perché è importante che il potere sappia che c'è gente che non è d'accordo. Il nostro avvenire si gioca sulla capacità di saper attrarre la gente. Questo sistema riesce ad andare avanti perché fa pensare che il suo interesse sia quello della gente. Ad esempio, l'operaio sfruttato si sente spesso dalla parte del padrone perché gli ha dato un relativo benessere e perché è consapevole di appartenere alla parte ricca del mondo. Ebbene, noi dobbiamo essere capaci di saper prospettare un sistema economico alternativo.
Il Forum sociale mondiale di Porto Alegre potrebbe servire a questo?
I paesi ricchi dovrebbero funzionare con una quantità di risorse più bassa di quella che utilizzano, perché questa è la causa dell'impoverimento del sud del mondo. Se a Porto Alegre facciamo passare questo messaggio, si smonta la macchina economica fondata sulla crescita. Se diciamo il contrario, che le risorse vanno redistribuite, mettiamo in crisi questo sistema. Porto Alegre dovrebbe far capire che l'interesse primario è la salvaguardia del pianeta, dunque dei beni comuni: acqua, foreste, patrimonio ittico. E come li salvaguardiamo in un mondo così squilibrato? Perciò diventa imperante la necessità che i ricchi diminuiscano l'uso delle risorse. E' inutile che andiamo a fare solidarietà in Chiapas se non rinunciamo alle nostre gozzoviglie.

La bussola di Lilliput
Dopo Marina di Massa, prima tappa a Porto Alegre
ANGELO MASTRANDREA

Sarà per effetto della brutale repressione subita a Genova, sarà per l'impatto sociale delle politiche del governo Berlusconi, sarà per lo stato di "guerra globale permanente" seguito agli attentati dell'11 settembre, ma la Rete Lilliput ha visto aumentare considerevolmente i suoi attivisti nel corso di quest'anno. Lo dimostra una ricerca presentata nel corso della seconda assemblea della Rete, conclusasi domenica a Marina di Massa, e di questo tiene conto la "dichiarazione finale". Il documento (consultabile sul sito www.retelilliput.org), partendo dalla consapevolezza che la Rete è "una componente fondamentale", ma non per questo "esclusiva della società civile organizzata mondiale", elenca obiettivi e priorità per il 2002, lasciando la porta aperta a un rapporto con il resto del movimento. Ma con un unico limite invalicabile: la non violenza, che viene "ribadita come unica e più efficace modalità di azione e di vita".
Sono quattro gli "eventi" del 2002 che i lillipuziani ritengono fondamentali: il secondo Forum sociale mondiale di Porto Alegre, dove la Rete organizza un seminario sugli indicatori della qualità della vita; la Conferenza dell'Onu sulla Finanza per lo sviluppo, a Monterey, in Messico, in marzo); il vertice Fao in giugno a Roma; il summit mondiale dell'Onu sullo sviluppo sostenibile "Rio+10" a Johannesburg a fine agosto. La Rete "concentrerà la sua attenzione" inoltre sull'opposizione alla guerra e alla promozione di modelli di difesa alternativa non violenta, con una specifica campagna di obiezione di coscienza per le spese militari; rafforzerà le campagne sulle banche e le assicurazioni, "obbligandole a una maggiore trasparenza e a interrompere finanziamenti moralmente illeciti quali il commercio di armi e di sostanze tossiche"; un occhio particolare sarà rivolto ai comportamenti delle imprese nazionali e multinazionali, "per indurle alla trasparenza e al rispetto degli standard sociali e ambientali"; inoltre è prevista una "settimana dell'impronta ecologica e sociale", in occasione della Giornata mondiale dell'ambiente (5 giugno) e "la diffusione di una carta del nuovo municipio e iniziative di democrazia partecipativa".

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