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Porto Alegre 2002

Di Paolo Barnard *
La cosa più bella di Porto Alegre è stata la sua energia gioiosa. La
cosa più pericolosa di Porto Alegre è la sua gioiosa energia. Perché?
Perché potrebbe diventare la sua bara, o meglio il velo che soffoca sul
nascere l'Altro Mondo in Costruzione.

L'energia gioiosa era certamente importante, poiché ha dato le calorie
necessarie a far partire quesa miracolosa macchina, ma oltre questo essa
ci porta ora il rischio della sovrastima delle nostre possibilità e di
conseguenza il rischio di fatali errori. Il fatto è, cari amici, che
abbiamo un nugolo microscopico di speranze di farcela e dobbiamo usarle
con enorme oculatezza. L'umiltà unita a uno sguardo di realismo attorno
a noi ci dicono inequivocabilmente che un Altro Mondo NON è affatto in
Costruzione, ed è più utile, oltre che più onesto, dirci che finora
quello che si è costruito è appena un inizio di utopia. Questa utopia è
condivisa sul pianeta terra da qualche centinaia di migliaia di persone
(che sappiamo esserci), ma per ciò che riguarda il consenso degli altri
cinque miliardi e passa non sappiamo nulla, ma soprattutto loro non
sanno quasi nulla o addirittura nulla di noi. Ecco il primo rischio:
Porto Alegre ci dà l'impressione di essere tanti, ma siamo ancora
un'inezia della storia.
LA RAPPRESENTATIVITA'
Già, chi rappresentiamo esattamente? Ricordo uno comunicato del Bologna
Social Forum alla vigilia del G8 di Genova che recitava: "..noi ci
facciamo carico delle istanze degli sfruttati e dei poveri della
terra..". Davvero? Se c'è una cosa che ho sempre riscontrato nei miei
viaggi nel Terzo Mondo è che le istanze dei poveri della terra non
esistono, perché semplicemente non hanno i mezzi né la "cultura" per
pensarle. La mia esperienza diretta è che nelle piantagioni di caffé
della Tanzania, nelle raffinerie di Lusaka o fra i lustrascarpe di Santo
Domingo le parole sindacato, sicurezza sociale o sfruttamento
occidentale lasciano i volti di chi ti ascolta indifferenti. E' la
violenza profonda di secoli di indicibile miseria che muove le loro mani
e che guida i loro desideri: mangiare, accaparrarsi tutto quello che si
può, e domani, se possibile, di più. Punto. L'immagine del "buon nero"
desideroso di un mondo giusto, dignitoso e sostenibile è una fiction
ridicola ad uso e consumo occidentale, e purtroppo viene spacciata sulle
copertine di quasi tutte le pubblicazioni delle ONG a caccia di fondi.
Per noi le multinazionali del petrolio sono mostri, nelle baracche di
Luanda o di Jakarta l'illusione è che la Total e la Exxon Mobil magari
un giorno gli porteranno la luce elettrica, o chissà, forse anche il
gas. A Luanda o a Jakarta pochissimi le contestano (quei pochi li
conosciamo bene e sono degli eroi), e i dati ce lo confermano: la
richiesta di energia crescerà del 40% nei prossimi 15 anni e i tre
quarti di quella richiesta verrà dal Terzo Mondo. Vorranno soprattutto
petrolio: nel 1972 le nazioni ricche consumarono il 75% del petrolio
prodotto, quelle povere il 25%. Nel 2010, e cioé fra poco, le
percentuali sarànno 50% a 50%. Dal 1970 al 2010 gli Usa registreranno un
aumento di consumo di petrolio del 42%; nello stesso periodo l'aumento
di consumi per Cina e India sarà rispettivamente del 567% e 510%. (1)
Vogliono petrolio, ne hanno una sete infinita e ne hanno diritto. E noi
li rappresentiamo? La nostra "sostenibilità" e le energie alternative
sono belle cose, ma quando finalmente toccherà a loro poter volare per
andare in ferie o accendere l'aria condizionata o inaffiare il giardino
o avere l'Airbag nell'auto, mi chiedo se l'Altro Mondo Costruito sarà in
grado di fornigli i mezzi. Porto Alegre ha risposto a questa domanda? Ma
soprattutto quali sono i PREZZI che noi ricchi dovremmo pagare fin da
oggi per garantire in futuro a miliardi di persone i diritti al
nutrimento, alla salute, all'istruzione, alla prosperità? Porto Alegre
ha listato quei PREZZI e li ha comunicati agli 800 milioni di
consumatori-elettori benestanti che poco ci conoscono ma che sanno
benissimo ciò cui NON vogliono rinunciare?
QUANTO COSTA L'ALTRO MONDO IN COSTRUZIONE?
Vogliamo costruire un mondo trasformando e/o eliminando il WTO, il Fondo
Monetario, la General Dynamics, i Trips, la BigPhrma, la Goldman Sachs,
la Novartis, un mondo senza l'11 di Settembre e senza Intifada, senza
Bhopal e senza Operazione Condor o Plan Colombia, un mondo senza bambini
schiavi e senza più le foto di Salgado a dirci quanto orrore accade ogni
giorno, un mondo che chiude la School of the Americas e dove John
Poindexter e il suo Information Awareness Office non hanno ragione di
esistere, un mondo dove Amnesty International va in pensione, e dove
anche le braccianti di Haiti possano aprire un rubinetto dell'acqua e
farsi il bagno prima di coricarsi.
Ma tutto ciò è gratis per noi? Stiamo coi piedi per terra, e allora agli
economisti di Porto Alegre chiedo: nell'Altro Mondo Costruito quali
saranno le RINUNCE AL CONSUMO che ci toccheranno? e quali nostre
ABITUDINI AL CONSUMO dovranno mutare? Potrò volare Roma-Londra-San
Francisco-New York per 1.400 euro (devo finire una inchiesta e ho un
budget limitato)? Quante volte potrò usare l'anticalcare nella mia
doccia? Quante auto a famiglia? La mia tuta da calcetto in puro cotone
pakistano costerà sempre uguale? E la plastica? le tv? i cd? Noi ricchi
potremo ancora spendere 26.000 miliardi all'anno in profumi? Quanto
costerà il mio caffé? Il costo dello smaltimento dei nostri rifiuti sarà
sempre lo stesso quando non potremo più scaricarli in Nigeria? E
Internet?
Già, Internet. Leggo uno scritto di Naomi Klein sul World Social Forum,
dove la nota portabandiera no-logo scrive di una nottata in un camping
per giovani a Porto Alegre, dove un vasto gruppo riunito attorno a un
altoparlante ascoltava una diretta dal World Economic Forum di New York.
La voce era quella di una corrispondente di Indy Media, e arrivava
vibrante e inalterata grazie a Internet. Scrive la Klein: "Per me quello
è stato il momento più rappresentativo dell'intero Forum. Ad un certo
punto il server americano si è disconnesso, ma all'istante un server
italiano ci ha soccorsi!" Certamente Naomi Klein si rende conto che il
suo "momento più rappresentativo" si è materializzato per gentile
concessione del controllore mondiale di Rete che è la Internet Society
in Virginia, vale a dire per gentile concessione dei falchi dei Diritti
di Proprietà Intellettuale come Microsoft, come Hewlett Packard o IBM,
per gentile concessione degli impietosi licenziatori come Nortel &
Alcatel (50.000 lavoratori a casa), come Hitachi (20.000) o come Intel e
Lucent (20.000), per gentile concessione dei vampiri della speculazione
finaziaria come la JP Morgan, e infine per gentile concessione dei
venditori di morte come Marconi Corp., come WorldCom, come Motorola Inc,
come la Rand e come la Defense Information Systems Agency. (2) E allora
chiedo: l'entusiasmante tecnologia internet che ha soccorso Naomi Klein
e i giovani di Porto Alegre sarà ancora possibile nell'Altro Mondo in
Costruzione, e cioé in un mondo ripulito dai sopraccitati mascalzoni?
Non si può evadere la risposta.
L'Altro Mondo in Costruzione vorrà essere più vicino alla natura, ed è
un bene. Ma a quali PREZZI? Un piccolo esempio che ha come protagonista
un altro Guru No-Global, José Bové. Il francese denuncia il sistema di
nutrizione dei vitelli: il latte che essi potrebbero naturalmente bere
dalle vacche gli viene sottratto, poi spedito ad alcune industrie,
pastorizzato, decremato, essiccato, e infine ricostituito, impacchettato
e ritrasportato dai vitelli. La UE finanzia questo processo con miliardi
per tenere il prezzo del prodotto industriale inferiore a quello del
latte che i vitelli potrebbero semplicemente succhiare dalle vacche.
Aberrante, siamo d'accordo, ma se vogliamo abolire questo ciclo ci
dobbiamo chiedere: a quali PREZZI? quanti posti di lavoro si
perderebbero? quanta economia e quanto indotto andrebbero perduti?
otterremmo il consenso su questo da chi quel PREZZO lo dovrà pagare?
Insomma, Porto Alegre ha studiato e divulgato i PREZZI in termini di
MEZZI RICHIESTI PER LA FATTIBILITA' + PREZZI & RINUNCE AL CONSUMO +
OCCUPAZIONE + EQUILIBRI POLITICI + CRESCITA ECONOMICA (sia qui che al
Sud) di ognuno degli otto punti di lotta listati al termine della
Dichiarazione Finale del World Social Forum e dei tanti altri slogan
dell'Altro Mondo in Costruzione?
CE N'E' PER TUTTI?
Il fatto è che il Primo Mondo si sta metaforicamente svenando per
continuare a garantire non solo i margini di profitto delle
multinazionali, ma soprattutto il nostro standard di vita. Porto Alegre
dovrà saper convertire almeno la maggioranza di quegli 800 milioni di
persone il cui benessere oggi più che mai è minacciato da ogni parte. E
quelle persone hanno PAURA. Guardiamo alcui dati. Usa: dal 1973 al 1993
la retribuzione media è crollata dell'11% - in Virginia, nella culla
della New Economy, la lista d'attesa per un posto al dormitorio è di 70
famiglie al giorno - l'organizzazione Living Wage è nata per chiedere il
salario di sopravvivenza(!) per milioni di famiglie americane - la
povertà infantile oggi è superiore a quella di 20 anni fa (13 milioni di
bambini) e questo è dovuto agli stipendi stagnanti e all'alto costo
della vita. Gran Bretagna: gli ultimi dati sulla povertà parlano
ufficialmente di 1 povero su 4 cittadini, mentre gli esperti della
previdenza integrativa hanno già affermato che i fondi pensione
britannici non potranno garantire una sopravvivenza decente a milioni di
futuri pensionati. Giappone: il 3% delle imprese giapponesi si trova
oggi a mantenere a galla l'87% dell'economia al collasso, il debito
nazionale è al 130% del PIL, i consumi sono alla paralisi, la deflazione
è in agguato. La Germania ha toccato il tetto storico di 4 milioni di
disoccupati, e oggi assumere in Germania costa il 40% in più che in
Olanda o in GB. E anche la ridente Italia si ritrova con 2.600.000
famiglie ufficialmente povere, mentre la Fiat cala del 10% all'anno
nelle vendite. I fallimenti aziendali sono all'apice, i licenziamenti
pure: Ford, Motorola, Consigna, Fiat, France Telecom, Alcatel, Hitachi,
General Motors e Philips hanno in pochi mesi licenziato un totale di
222.000 lavoratori. Di fronte alla PAURA che ciò crea in noi, i politici
occidentali hanno deciso di proteggere il nostro standard di vita in una
lotta senza esclusione di colpi e con l'arma del Protezionismo. Alcuni
dati: il Protezionismo delle merci americane voluto da Reagan e Clinton
è stato superiore a quello di tutti i presidenti americani nei passati
50 anni, e l'Occidente finanzia la sua agricoltura da export (e il
reddito dei suoi contadini) con 1 miliardo di dollari al giorno; il
Protezionismo di casa nostra costa al Terzo Mondo il doppio di quello
che gli diamo in aiuto. Ce ne dispiace, ma è in gioco il nostro standard
di vita, e lo reclamiamo senza pietà.(3) Che il Neoliberismo sia una
delle principali cause dei nostri stessi guai economici è possibile, ma
il punto è un altro: Porto Alegre sta dicendo a questi 800 milioni di
impauriti e insicuri, aggrappati alle loro auto, alle vacanze, ai fondi
di investimento, agli abiti alla moda, ai telefonini ecc.. che la
soluzione sta in un Altro Mondo in Costruzione, di cui innanzi tutto non
conosciamo il PREZZO, ma che soprattutto verrà fra quanto? 50 anni? 150
anni? 500 anni? Ma il dentista di Parigi o il commerciante di Posillipo,
la biologa di Madrid o la maestra di San Diego hanno PAURA oggi, e
vogliono oggi soluzioni a breve termine. Cercano casa, devono curarsi o
ripagare i mutui, hanno i figli all'università, e hanno PAURA, paura di
perdere il lavoro, paura dell'immigrazione, del terrorismo, e di tanto
altro.
PORTO ALEGRE E LA NATURA UMANA
Soffermiamoci sulla PAURA. La giusta idea del mio amico Giorgio Dal
Fiume (pres. CTM Altromercato), e tema in risalto a Porto Alegre,
secondo cui la vera prevenzione dei conflitti sta nella giustizia
sociale ed economica globale non tiene conto di una cosa: che di fronte
alla PAURA, la parte meno evoluta della natura umana diventa "di destra"
e chiede a gran voce soluzioni drastiche e rapide a problemi complessi
(che è il classico impianto della mente conservatrice). E' precisamente
per questo che di fronte all'11 Settembre, che di fronte a Richard Reid
con l'esplosivo nelle scarpe, che di fronte allo spaccio magrebino e
alla violenza urbana, che di fronte alle convulsioni dei miliardi di
disperati del mondo, il politico che propone tali semplicistiche
soluzioni ottiene ampi consensi. Berlusconi, Blair e Bush l'hanno capito
e in questo sono stati geniali. Porto Alegre è tutto il contrario. E'
moralità, intelligenza, dedizione, elasticità delle analisi, creatività,
e soprattutto un lungo paziente lavoro per ottenere risultati duraturi a
lungo termine. Ma sapremo convincere 800 miliooni di persone che è
meglio la gallina domani piuttosto che l'uovo oggi? E nel frattempo?
Perché anche se magicamente potessimo spegnere oggi stesso i mefitici
motori del Fondo Monetario, del WTO, delle bolle speculative, del
Pentagono, della Commissione Europea e del Neoliberismo, l'abbrivio
dell'odio contro di noi che abbiamo creato al Sud e la corsa dei poveri
al materialismo a tutti i costi durerebbe ancora decenni, e ancora per
decenni i benestanti del Nord dovrebbero fare i conti con i Bin Laden,
con i Saddam, con i fanatismi, con le mafie globali, con tutto quello da
cui ci sentiamo minacciati oggi. E la domanda è: in quei lunghi anni di
attesa saprà Porto Alegre tenere vivo il consenso per le soluzioni
intelligenti e a lungo termine? Sappiamo benissimo che oggi, e in
futuro, per ogni Daniel Pearl(4) assassinato dai fanatici migliaia di
persone qui da noi riprecipiteranno nell'ansia e nella vecchia
convinzione che il dialogo non paga. Meglio le bombe. E infatti la
notizia della morte di Pearl non era neppure trapelata che già Thomas
Friedman scriveva sul New York Times: "Abbiamo ascoltato gli europei e
abbiamo optato per il Dialogo Costruttivo. I nemici dell'America hanno
sentito in ciò puzza di debolezza, e per questo noi abbiamo pagato un
prezzo enorme... Quale era l'alternativa degli europei? Aspettare che
Uday Hussein, che è ancor più psicopatico di suo padre Saddam, possegga
armi biologiche per colpire Parigi? No, Bush sta dicendo a questi Paesi
e ai loro terroristi: 'Sappiamo cosa state ordendo, ma se credete che
staremo ad aspettare un altro attacco vi sbagliate! Siete dei folli?
Incontrate Donald Rumsfeld, è ancor più folle di voi!' ... L'intenzione
di Bush di essere almeno folle come i nostrie nemici è ciò che di giusto
sta facendo." (5) Non è la cecità di queste parole che conta qui, quello
che conta è che riflettono il consenso di milioni di occidentali
impauriti, e non solo. Farcela qui sarà durissima.
E infine il problema forse più insidioso. Si chiama velocizzazione della
vita di tutti noi. E', per il cittadino medio, il principale ostacolo
all'adozione di stili di vita sostenibili, equi e solidali. I ritmi di
crescita economica desiderati ci tolgono il respiro, l'impegno del
lavoro oggi è una spirale in crescita continua. L'economia britannica
vola ben al di sopra della media europea, ma Londra è esente dal
rispetto della Direttiva Europea sul Tempo di Lavoro e molti inglesi
stanno a lavorare più di 48 ore alla settimana. Tony Blair se ne
vanta.(6) Ed Campodonico, giovane rampante della New Economy di Seattle,
lavora 84 ore alla settimana, e il suo ex datore, la Microsoft, lo
portava come modello. (7) Stiamone certi, questo è il futuro dei nostri
giovani, ma anche il presente non ci lascia spazi. Il fatto è che per
aderire al progetto di Costruire un Altro Mondo bisogna 1) informarsi 2)
dibatterne 3) partecipare 4) farsi carico dei PREZZI e tanto altro. Le
giornate della nostra virta sono fatte di 24 ore; se togliamo il lavoro,
il sonno, il mangiare, e la fatica di vivere di ciascuno di noi, non
rimane più nulla, anzi, già non è rimasto più nulla a metà strada di
questo calcolo. Come faremo a comunicare con persone che non hanno lo
spazio di vita per ascoltarci? Porto Alegre ha affrontato questo tema?
Concludo. Sulla via per Costruire un Altro Mondo abbiamo dunque ostacoli
immensi, forse insormontabili. Dobbiamo rispondere a tante domande
(quelle sopraccitate sono solo alcune) e non ho visto le nostre risposte
divulgate alla gente. La speranza di un Altro Mondo è forse fallimentare
in partenza, forse oggi è troppo tardi per fermare la macchina
neoliberista. Ma una certezza io l'ho: se permetteremo all'energia
gioiosa di Porto Alegre di offuscare la tremenda difficoltà del cammino,
ai primi passi sdrucciolevoli migliaia di noi crolleranno sgonfi come
palloni bucati. E' successo in passato a tanti movimenti pieni di
ideali. Il realismo, e una serie di risposte precise per quei cinque
miliardi e passa che ci ignorano, sono l'unica microscopica speranza che
abbiamo.
* Paolo Barnard è giornalista di Report, Raitre
Note al testo
(1) Alan Schriesheim, PhD, Argonne National Laboratory, 11/1997.
(2) The Federation of American Scientists, Arms Sales Monitoring,
02-2002.
(3) Kevin Phillips, The Politics of Rich and Poor - Homeless Oversight
Committee - NCCP, Columbia Univ.- Maria Scott, The Observer, 2002 -
ISTAT - HSBC - Guardian Special Reports - IMF World Economic Outlook
2001 - UNDP.
(4) Giornalista del Wall Street Journal assasinato nel feb. 2002 da un
gruppo di rapitori pakistani.
(5) Thomas Friedman, NYT 16/02/2002
(6) George Monbiot, The Guardian 02/2002
(7) Report, E-conomy, 10/2000



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