ARTICOLI
Boicottare l'economia israeliana
Tra Intifada e crollo del Nasdaq
Boicottare l'economia israeliana
in solidarietà
con la Palestina .Come?
Nell'autunno dello scorso anno,
un gruppo
di progressisti israeliani scrisse
un documento
che circolò rapidamente in tutto
il mondo
contenente un appello al boicottaggio
dell'economia
israeliana. Lo strumento del
boicottaggio
internazionale - sosteneva il
documento -
si era rivelato molto efficace
per piegare
il regime dell'apartheid in
Sudafrica. Nel momento in cui
il governo
Sharon e la sua vasta rete di
sostegno politico,
economico e diplomatico internazionale
dichiaravano
la "guerra infinita"
contro il
popolo palestinese, l'appello
al boicottagio
internazionale diventava uno
strumento di
pressione qualificante per indurre
le autorità
israeliane a cessare l'occupare
militare
e coloniale della Palestina.
Una vasta rete
di associazioni e comitati a
livello europeo
ha fatto proprio quell'appello,
cominciando
qua e la a indicare e praticare
forme ed
obiettivi di questa campagna
di boicottaggio
economico. Ma nel caso di Israele,
vanno
individuati e compresi dei fattori
che costringono
strumenti di pressione internazionale
come
il boicottaggio a misurarsi con
diversità
e condizioni oggettive che possono
rendere
più o meno efficace questo strumento.
Tra Intifada e...crollo del Nasdaq
Molti documenti e analisi economiche
illustrano
quanto le conseguenze dell'Intifada
palestinese
abbiano in qualche modo inciso
su alcuni
settori dell'economia israeliana.
Alcuni
osservatori parlano di una "Israele
in ginocchio" e - specularmente
- di
"disastro per l'economia
palestinese"(1).
I settori dell'economia tradizionale
israeliana
agricoltura, edilizia, turismo)
hanno visto
crollare il loro contributo al
prodotto interno
lordo di Israele. Il blocco della
manodopera
palestinese assediata nelle proprie
città
o nei campi profughi, le condizioni
di insicurezza
negli insediamenti coloniali
e nelle principali
città, hanno visto ridurre l'attività
edilizia
e agricola e crollare del 54%
il turismo
nelle città israeliane o nelle
città palestinesi
sotto il controllo militare israeliano.
Gli
investimenti stranieri totali
in Israele
sono diminuiti dai 5,82 miliardi
di dollari
del 2000 ai 2,54 miliardi dei
primi sei mesi
del 2001.
Gli investimenti diretti esteri
(IDE) caratterizzati
dall'acquisizione di almeno il
5% di una
azienda o società israeliana,
sono diminuiti
del 26%.Indicativo anche il declino
degli
investimenti stranieri nella
Borsa valori
di Tel Aviv, durante i primi
sei mesi del
2001, quasi un miliardo di dollari
S stato
ritirato dalla Borsa. Secondo
gli analisti
economici israeliani, a mettere
in crisi
l'economia israeliana non è stata
solo l'Intifada,
ma soprattutto il crollo del
Nasdaq e la
stagnazione complessiva delle
maggiori economie
capitaliste del mondo con le
quali - soprattutto
con quella statunitense - il
modello economico
israeliano appare fortemente
integrato. Infatti
le alte tecnologie e le biotecnologie
costituiscono
circa il 54% dell'export israeliano.
Circa
90 imprese israeliane sono quotate
al Nasdaq
di New York (la cifra sale a
circa 200 se
si prendono in esame gli stock
su Wall Street).
Negli anni Novanta, l'economia
israeliana
si era fortemente trasformata
in funzione
del boom della new economy. In
condizioni
di "pace" l'afflusso
di investimenti
esteri o di turisti era stato
elevato. Nei
primi nove mesi del 2000 (2)
la crescita
israeliana era stata del 7,8%.
Nel quarto
trimestre, investito dall'esplosione
della
seconda Intifada palestinese,
settori come
il turismo e l'edilizia sono
stati duramente
colpiti facendo recedere il tasso
di crescita
al 5,9%. Ma a questa tendenza
al rallentamento
dovuta all'escalation dello scontro
con la
resistenza palestinese, si aggiunge
- tra
la fine del 2000 e l'inizio del
2001 - la
caduta del Nasdaq, la borsa dei
titoli tecnologici
di
New York, sul quale faceva affidamento
gran
parte del nuovo modello economico
israeliano.
Nonostante questi due indicatori
negativi,
l'agenzia di rating Moody's pubblicava
una
interessante valutazione sul
debito pubblico
israeliano regalandogli un invidiabile
A2
perché, a loro avviso, "l'economia
israeliana
è sempre meno vulnerabile ai
fattori di geopolitica
regionale". Una stima ottimistica
e
un po' manipolata o incompetenza
degli analisti
di Moody's? La ripresa del conflitto
contro
i palestinesi ha portato solo
ad un lievissimo
deprezzamento dello shekel, la
valuta nazionale.
Ciò indicherebbe una solidità
del sistema
economico israeliano. Stanno
veramente così
le cose? In parte si e in parte
no visto
che gli investimenti diretti
esteri ed anche
gli investimenti finanziari nella
Borsa di
Tel Aviv sono drasticamente diminuiti.
Infatti
tra Intifada da una parte e crollo
del riferimento
strategico
Del Nasdaq, il boom delle esportazioni
israeliane
è stato bruscamente modificato.
Nel corso
del 2000 il tasso di crescita
dell'export
era stato del 22,7%. Scomponendo
questo dato
si evidenzia il dualismo dell'economia
israeliana.
L'export di componenti elettroniche
era cresciuto
del 150% rispetto all'anno prima,
quello
delle telecomunicazioni e strumenti
di controllo
era cresciuto del 30,3% (questi
due settori
da soli costituivano il 46% delle
esportazioni
totali israeliane), i prodotti
a media tecnologia
nella chimica e meccanica erano
cresciuti
del 18,2 e dell'11,1%, mentre
i
settori tradizionali come agricoltura
e tessile
erano cresciuti solo dell'1%
e dello 0,2%,
in pratica niente. Il boicottaggio
di questi
due settori dell'economia israeliana
ha dunque
un valore più simbolico che effettivo.
Il
che non ne annulla affatto l'importanza,
soprattutto per la possibilità
di una controinformazione
capillare a livello di massa
davanti ai centri
commerciali o ai supermercati.
Israele puntava
molto sul boom del turismo. Nel
2000 erano
giunti nel paese 2,67 milioni
di visitatori.
Nel 2001 se ne aspettavano 3
milioni ma ne
sono arrivati solo 1,2 milioni
(il 54% in
meno dell'anno precedente). Anche
in questo
settore si evidenzia un fattore
di crisi
dell'economia israeliana che
rende al momento
fortemente simbolica ma non strutturale
una
campagna di boicottaggio del
turismo.
SU QUALI SETTORI PUO' ESSERE
PIU' EFFICACE
IL BOICOTTAGGIO DELL'ECONOMIA
ISRAELIANA?
1. LE RELAZIONI ECONOMICHE TRA
ITALIA E ISRAELE
Secondo la Camera di Commercio
Italo-Israeliana,
l'interscambio commerciale tra
i due paesi
nel 2000 aveva raggiunto i 2,5
miliardi di
dollari. Gli investimenti economici
italiani
pi- rilevanti sono stati quello
delle Generali
(presenti nel mercato assicurativo
israeliano
attraverso la Migdal e in quello
finanziario
attraverso una quota dell'8,5%
della Banca
Leumi-le, la quale, è stata recentemente
coinvolta in uno scandalo sul
riciclaggio
di denaro che ha investito la
Societè Gèneral
e il mondo creditizio francese).
C'è poi
quello della Telecom (che possiede
la maggioranza
della società telefonica israeliana
Golden
Lines, si appresta a varare un
cavo sottomarino
tra Israele e Mazara del Vallo
ed è entrata
con Telecom Italia Lab, nel fondo
Jerusalem
Global Ventures). Sempre nel
settore delle
alte tecnologie va segnalato
il fotoricettore
della CDB Web Tech, una società
fondata da
Carlo De Benedetti (presidente
e azionista
di controllo - tramite la Cofide
- del gruppo
CIR) specializzata nelle tecnologie
della
comunicazione (infrastrutture,
applicazioni
e servizi) con particolare enfasi
sui servizi
Internet senza fili. Il Gruppo
CIR ha compiuto un grosso investimento
nel
consorzio HG3 (già Andala) ed
ha acquistato
una delle cinque licenze per
l'UMTS. Infine
c'è da segnalare quello dell'Italgas
che
è uno dei quattro consorzi che
ha vinto la
pre-selezione per una rete di
gasdotti tesi
a ridurre la dipendenza israeliana
dal petrolio.
Si tratta quindi di iniziare
una campagna
di pressione e boicottaggio su
Generali,
Telecom, CIR e Italgas tesa ad
ottenere il
disinvestimento da Israele.
Il 13 giugno 2000 a Bologna è
stato firmato
dai Ministri dell'Industria e
Commercio Enrico
Letta (Ulivo) e Ran Cohen l'accordo
bilaterale
che prevede la cooperazione tra
i due paesi
n,ei seguenti settori: medicina,
sanità,
organizzazione ospedaliera ma
anche - e qui
si fa interessante - biotecnologie,
agricoltura,
scienze dell'alimentazione, nuove
fronti
di energia, sfruttamento delle
risorse naturali,
applicazioni informatiche nella
ricerca,
spazio, tecnologie dell'informazione
e delle
comunicazioni, software ovvero
i settori
strategici e di punta del nuovo
modello economico
israeliano. In Italia, il disegno
di legge
per l'attuazione di questo accordo
bilaterale
prevede uno stanziamento annuo
di 1 milione
di euro per il periodo 2001-2003
a valere
sul bilancio del Ministero degli
Esteri.
Dunque, in primo luogo occorre
chiedere il
congelamento immediato di questo
accordo
e degli stanziamenti previsti.
2. LE COLLABORAZIONI IN CAMPO
SCIENTIFICO
E STRATEGICO
Nel 1999, Israele ha concluso
accordi di
cooperazione con l'Unione Europea
che gli
consente di partecipare al quinto
programma
quadro di ricerca e sviluppo
tecnologico.
Imprese e centri di ricerche
israeliane partecipano
con circa 200 progetti già approvati
con
un ritorno economico per circa
55 milioni
di dollari a fronte di un contributo
israeliano
di circa 32 milioni di dollari.
In questo
caso occorre iniziare la pressione
verso
l'Unione Europea affinché
cessi ogni programma di collaborazione
tecnologica
con Israele. Israele, insieme
all'Italia
e ad altri paesi europei, è membro
fondatore
del Laboratorio Europeo di Biologia
Molecolare
di Heidelberg, creato nel 1973,
che porta
avanti ricerche connesse con
le Biotecnologie.
Il 35% dei ricercatori inoltre
impegnato
nel campo delle cosiddette "scienze
Della vita" che utilizzano
il 45% dei
fondi destinati alla ricerca
accademica.
Le ricerche israeliane sulle
biotecnologie
sono direttamente sostenute dal
governo attraverso
il Ministero dell'Industria e
Commercio e
il Ministero della Scienza, Cultura
e Sport
che hanno istituito da tempo
un apposito
"National Biotechnology
Steering Committee".
Le Biotecnologie rappresentano
uno dei cinque
settori di importanza strategica
per Israele
insieme alla
microelettronica, i materiali
avanzati, la
opto-elettronica e le tecnologie
dell'informazione.
Occorre individuare le collaborazioni
e la
commercializzazione di questi
prodotti di
punta israeliani sul mercato
delle biotecnologie
e nel mercato farmaceutico italiano
e chiedere
che venga sospeso ogni rapporto
economico.
I PRODOTTI BIOTECNOLOGICI ISRAELIANI
E LE
IMPRESE CHE LI PRODUCONO
Biotecnologie farmaceutiche:
Prodotto Azienda Patologie
REBIF InterPharm Laboratories
Ltd. Sclerosi
multipla
Lotamax Alrex Pharmos Oftalmici
Ormone d.crescita Biotecnology
Industries
Ltd.
Copaxone Teva Pharmaceutical
Ind.Ltd Sclerosi
multipla
Orgenics
AIDS,epatiti
Healtcare Tecnol.-Savyon D. AIDS,epatiti
D-Pharma Ltd. Epilessia
Biotecnologie agroalimentari
Vegetali e colture da campo,sementi
ibride
(società Hazera,1939 Ltd)
Pomodori resistenti al calore
e al virus
y.l.c.(soc.Zeraim-Gedera)
Nel caso particolare della Hazera
1939 Ltd.
questa è presente anche in Italia
dove ha
sviluppato sementi ibridi per
ortaggi, verdure
e frutta "studiati"
per dare la
massima resa nella coltivazione
ed in particolare
sementi per pomodori "particolarmente
forti e resistenti". La
Hazera è presente
in Italia attraverso la COIS
94 che ha sede
a Catania.
Di fatto ci troviamo in presenza
di una società
che, come la Monsanto, sta producendo
e distribuendo
sementi transgeniche sul mercato
italiano
nonostante esista una legge dello
Stato (italiano)
che lo vieta.Occorre attivare
soprattutto
in Sicilia una campagna di pressione
sulla
COIS 94 affinché receda da queste
produzioni
ed attivare campagne di convincimento
sui
coltivatori locali (e non solo)
affinché
cessino di acquistare sementi
ibride dalla
COIS '94
ALTRE AZIENDE ISRAELIANE IN ITALIA
Oltre alla Hazera 1939 Ltd. la
Camera di
Commercio Israelo-italiana, ha
premiato altre
quattro società israeliane che
operano con
successo sul mercato italiano.
1) La EFRAT Future Technology
Ltd che è il
braccio israeliano della società
americana
COMVERSE esperta nello sviluppo
di sistemi
avanzati per i servizi di telefonia
(centralini
e segreterie centralizzate).
Ha prima raddoppiato
e
poi triplicato le esportazioni
in Italia.
La COMVERSE ha sede a Cernusco
sul Naviglio
(MI).
2) la ISCAR, ha fondato una sua
filiale sin
dal 1983 ed è una delle maggiori
esportatrici
israeliane in Italia. produce
utensili da
taglio soprattutto per l'industria
automobilistica.
La ISCAR Italia SrL ha sede a
Orbassano (To).
3) La AL FILTERS, produce filtri
carburante
per l'industria automobilistica.
E' fornitrice
anche della General Motors e
della Bosh.
Non ci sono ancora elementi che
provino la
sua collaborazione diretta con
la FIAT ma
solo
con la GM (socio della Fiat).
Non è nota
la sua sede in Italia.
4) La NAAN Irrigation Systems.
E' una azienda
nata nell'ambito di un kibbutz.
Produce sistemi
avanzati di irrigazione. Tre
anni fa è stata
creata la NAAN ITALIA SrL che
è al 75% di
proprietà israeliana. Ha sede
a Milano
città.
Occorre iniziare una campagna
di informazione
e boicottaggio sugli acquirenti
di queste
aziende chiedendo di cessare
la collaborazione
commerciale con le stesse. In
Italia gli
ogm e i veleni "made in
Israel"
Il boicottaggio dei prodotti
israeliani come
parte della battaglia per la
difesa della
salute e della sovranità alimentare.
Il caso
Jaffa e Hazera Il settore agroalimentare
Israeliano è strettamente collegato
alle
Biotecnologie, alla Ricerca,
alle tecnologie
e al settore Farmaceutico.
Nella parte precedente del dossier
è stata
segnalata la Hazera Genetics,
la più grande
società sementiera Israeliana
e leader a
livello mondiale. La Hazera Genetics
utilizza
programmi di "miglioramento
genetico"
in collegamento con le principali
Università
e centri di ricerca Israeliani.
La Hazera
commercia sementi in oltre 50
paesi del mondo.
In Italia è presente con il marchio
COIS
94 e ha sede in C.da Valatelle,18-Belpasso
(CT) (www.cois94.it).
Come dice l'ampia pubblicità
il "seme
forte" di questa società
è il pomodoro
"Rita" e il "Naomi".
Per quanto riguarda i pompelmi,
va detto
che quelli con il marchio Jaffa
hanno un'elevata
percentuale di tiabendanzolo
(E233), un conservante
altamente tossico il cui studio
in ambito
comunitario è stato affidato
alla Spagna,
paese che in Europa è tra i Leader
nelle
colture Transgeniche e uso intensivo
di Pesticidi
e Fitofarmaci. La commissione
europea, sulla
base dello studio effettuato
dalla Spagna,
ha emanato in data 5 Luglio 2001
una direttiva
( 2001/21/CE) alla quale gli
stati dell'Unione
Europea dovranno mettere in vigore,
entro
il 10 Luglio 2002, disposizioni
legislative,
regolamentari e amministrative
necessarie
per conformarsi alla direttiva.
Inutile dire
che la commissione di studio
ha affermato
che il "Tiabendanzolo non
costituisce
un rischio inaccettabile per
gli organismi"
ma allo stesso tempo raccomanda
una prevenzione
e presa di misure adeguate. La
legge attuale
prevede che nell'involucro della
frutta o
sul frutto sia riportata la dicitura
"Trattato
con". Diversi Studi Scientifici,
come
quello del Prof. Cristaldi, dimostrano
l'alta
nocività del Tiabendanzolo il
quale può avere
effetto mutageno.In Italia l'importatore
è la COFRES con sede a Verona,
Traversa strada
dell'Alpe 23, la società è incorporata
dalla
fusione di Fruttital Verona srl,
Frigomond
srl, Agrofonte srl, La società
è controllata
dalla famiglia Orsero attraverso
GF Invest
SpA (51,2% del capitale) che
ha la sede in
Albenga (SV), reg. Cime di Leca,
30. Il Tiabendanzolo
è utilizzato anche sulle banane
e sulle ananas.
C'è un altro aspetto che si ricollega
ai
"diritti e speculazioni
sui brevetti
sulle sostanze chimiche e farmaceutiche",
la sostanza Tiabendanzolo è di
"proprietà"
di un'industria chimica tedesca
la quale
è
strettamente collegata alle multinazionali
Monsanto e Novartis e Hazera
genetics. L'agricoltura
è strettamente legata al settore
tecnologico,
in Italia è presente la NAAN
srl la quale
è Leader nel settore dell'irrigazione,
la
NAAN ha sede a Milano in via
Nicolodi 15/17.
AZIENDE & ISTITUZIONI PARTNER
DELLA HAZERA
GENETICS
I PARTNER SONO:
Ente Verona Fiere www.veronafiere.it
Provincia Regionale di Catania
www.provincia.catania.it
Provincia Regionale di Siracusa
Coldiretti Catania
Comune di Scordia
Comune di Paternò
Cooperativa Rinascita Vittoria
www.cooprinascita.it
Cooperativa Agricola Aurora Paternò'
Caseificio Pascolo d'Oro Modica
www.mediterranei.it/pascolodoro
Euroservices, logistica per l'agricoltura
bilogica: sedi di Verona e di
Ispica www.gruppog.it
Consorzio Euroagrumi Biancavilla
www.euroagrumi.it
Cois '94 Sementi di Qualità www.cois94.it
Sicil Frutti
Pubblicità dell'Hazera genetics
HAZERA Genetics è la più grande
società sementiera
israeliana e leader a livello
mondiale nella
produzione e commercializzazione
di sementi
ibride. Fondata più di 60 anni
fa, ha conquistato
oggi un mercato di rilievo,
vendendo i propri prodotti in
più di 50 Paesi.
Le ragioni di tale successo sono
dovuti a
diversi fattori:
Programmi di ricerca realizzati
da qualificati
breeder Hazera Genetics di concerto
con le
principali Università e Centri
di ricerca
israeliani;
Applicazione delle più avanzate
tecnologie
nell'ambito del miglioramento
genetico delle
specie vegetali;
Produzione propria degli ibridi
costituiti
e verifica presso stazioni sperimentali
ubicate
nel cuore del bacino del Mediterraneo,
area
caratterizzata da diverse condizioni
pedologiche
e climatiche;
Sofisticati sistemi di controllo
delle sementi
che, assicurando il massimo della
qualità,
garantiscono la piena soddisfazione
dei clienti.
Riproduciamo qui di seguito un
documento
sul boicottaggio elaborato dal
Comitato di
Solidarietà con l'Intifada, che
fornisce
ulteriori elementi di documentazione
sui
prodotti israeliani in circolazione
in Italia.
BOICOTTA ISRAELE - BOICOTTA L'APARTHEID
Campagna di boicottaggio dei
prodotti israeliani
L'annientamento del popolo palestinese
che
sta portando avanti Israele,
il cui premier
Sharon verrà probabilmente processato
in
Belgio come criminale di guerra,
è sotto
gli occhi di tutti. La politica
della chiusura
e della divisione in cantoni
di tutta la
West Bank e Gaza, il proseguimento
della
colonizzazione, i bombardamenti
sui civili
e sulle strutture economiche
e sociali palestinesi,
gli omicidi politici dei militanti
dell'Intifada,
l'annessione unilaterale avvenuta
da anni
di Gerusalemme Est e del Golan,
in palese
violazione delle risoluzioni
del Consiglio
di Sicurezza
dell'ONU, non possono più passare
sotto silenzio.
D'altra parte l'appoggio ad Israele
da parte
dei governi occidentali è totale:
gli Stati
Uniti sostengono apertamente
la politica
di Sharon che se non verrà fermata
porterà
scenari apocalittici per i palestinesi
e
per il resto del Medio oriente,
mentre l'Unione
Europea, nonostante tiepide dichiarazioni
ufficiali, continua a trattare
Israele come
partner privilegiato, non mettendo
MAI in
discussione il suo appoggio politico,
fatto
anche di intense relazioni economiche
e militari.
Quando ormai anche all'interno
di Israele
le voci di protesta si fanno
più ampie e
la politica di apartheid nei
confronti dei
cittadini arabi dello stato ebraico,
emersa
in occasione del vertice di Durban,
è ora
più visibile, il bisogno di azioni
urgenti
per fermare Israele è sempre
più forte. Raccogliendo
i numerosi appelli provenienti
da numerosi
comitati ed associazioni di Israele,
Gran
Bretagna, Stati Uniti, lanciamo
una campagna
di boicottaggio dei prodotti
israeliani presenti
nei nostri mercati la cui
diffusione consiste prevalentemente
in due
marchi: JAFFA e CARMEL Le esportazioni
dei
prodotti ortofrutticoli israeliani,
provenienti
da Israele, dalle colonie nei
territori occupati
e dai coltivatori palestinesi,
cui mancano
altri canali di distribuzione,
sono controllate
e gestite da due società: Il
marchio JAFFA
è usato dalla Citrus Marketing
Board of Israel,
un corpo amministrato centralmente
per promuovere
gli agrumi israeliani in tutto
il mondo.
La CMBI è stata fondata nel 1940
per sviluppare,
promuovere e regolare l'industria
israeliana
degli agrumi. A seguito della
privatizzazione
dell'industria nel 1990, la Società
è stata
ristrutturata per assicurare
che coltivatori
ed esportatori possano andare
incontro ai
bisogni dei clienti in modo più
efficiente.
Oggi la Società: Dirige la strategia
dell'industria
israeliana degli agrumi. Rappresenta
i coltivatori
e gli esportatori israeliani
sia localmente
che all'estero, per quanto riguarda
i rapporti
con organismi ufficiali ed internazionali.
Autorizza gli esportatori e supervisiona
le loro attività nei vari mercati.
Organizza
e attua strategie di mercato.
Amministra
i diritti internazionali di autorizzazione
per il marchio esclusivo Jaffa,
assicurando
il suo alto standard di eccellenza.
Coordina
e confeziona la pubblicità e
la promozione
globale degli agrumi Jaffa, per
andare incontro
ad ogni singola richiesta di
mercato attraverso
rappresentanti di marketing in
tutto il mondo.
E' la forza che guida le massicce
coltivazioni
piantate nel deserto israeliano
del Negev
e nelle valli interne. Dall'inizio,
finanzia
e supervisiona le ricerche e
lo sviluppo
di programmi. Il marchio CARMEL
è usato dalla
Agrexco, un'agenzia a controllo
statale,
per
l'esportazione di tutti gli altri
prodotti,
in particolare avocados e fiori
recisi. I
prodotti palestinesi, soprattutto
quelli
provenienti da Gaza e soprattutto
nel caso
dei fiori recisi, sono nella
maggior parte
dei casi esportati come merci
israeliane,
avendo un certificato d'origine
israeliano
imposto da Agrexco. Agrexco trattiene
più
del 40% del ricavato della vendita
come sua
quota di marketing e anche se
i coltivatori
di Gaza legalmente potrebbero
bypassare Agrexco
per loro è molto difficile: i
produttori
devono pagare il trasporto in
Israele, le
ispezioni per la sicurezza israeliane
e hanno
grossi problemi di distribuzione
per il mercato
europeo. (Dati del 1998 tratti
dal Washington
Report, naturalmente prima dell'inizio
della
seconda Intifada che ha ulteriormente
aggravato
la situazione).
Commercio equo e solidale Le
nostre conoscenze
in proposito riguardano per ora
solo un prodotto,
il couscous di una cooperativa
palestinese.
A proposito di accordi commerciali...
ricordiamo
che l'art. 38 dell'Accordo ad
interim UE-Israele,
sul commercio e temi ad esso
collegati, si
applica al "territorio dello
Stato di
Israele" e non è contenuta
nessuna altra
ulteriore definizione. Israele
ha annesso
unilateralmente sia Gerusalemme
Est che il
Golan e così per la legge israeliana
fanno
parte dello Stato di Israele.
Per le colonie
in West Bank e Gaza, pur non
formalmente
annesse, la giurisdizione israeliana
è applicata
nella pratica. Tutte le risoluzioni
dell'ONU
affermano che le colonie in West
Bank e Gaza,
Gerusalemme Est e Golan possono
essere considerate
parte dello Stato di Israele,
quindi l'ambito
territoriale di applicazione
dell'accordo
ad interim si intende limitato
alle frontiere
precedenti il 1967. Per comprendere
a che
livello questi accordi vengano
violati, citiamo
il caso di una ditta italiana,
che ha addirittura
ricevuto un attestato di benemerenza
dalla
Camera di commercio Italia-Israele:
La società
Gitto Carmelo e Figli Srl è un
costruttore
della provincia di Messina, che
ha vinto,
con un socio locale, l'appalto
per la costruzione
della prima galleria stradale
in Israele.
Il tunnel, il primo del suo genere
in Israele,
è composto di due tratte di 500
e 390 metri.,
a tre corsie, posto sulla superstrada
che
unisce Gerusalemme a Hebron.
Questo tratto
stradale non si trova in Isreale
ma nei Territori
Occupati e fa parte del sistema
delle by-pass
roads, ad uso esclusivo dei coloni.
COMITATO DI SOLIDARIETA' CON
L'INTIFADA
"Per favore, boicottate
Israele"
Lettera di ebrei israeliani al
Consiglio
comunale di una cittadina americana
del Michigan
Questa è la lettera, letta (...)
dal Canale
2 della Tv di Israele e pubblicata
(...)
dal Jerusalem Post, che un gruppo
di "ebrei
israeliani" ha mandato al
Consiglio
comunale della città di Ann-Arbor,
nello
stato americano del Michigan:
"Abbiamo
appreso di un'iniziativa dei
cittadini di
Ann-Arbor perchè, il Consiglio
comunale di
Ann-Arbor lanci una
campagna di disinvestimento dagli
investimenti
eventualmente fatti in compagnie
o fondi
che intrattengano rapporti con
Israele. Noi
appoggiamo con forza questa iniziativa.
Tutti
noi firmatari siamo ebrei israeliani.
(...)
Ci sono molti ebrei israeliani
come noi,
attivisti per i diritti umani,
fortemente
impegnati in attività politiche
dirette a
persuadere
il nostro governo a cessare immediatamente
la sua occupazione militare sulla
popolazione
palestinese e della terra palestinese.
Molti
di noi ricordano l'efficacia
della campagna
di disinvestimento del Sudafrica.
Grazie
in particolare al movimento per
il disinvestimento,
la popolazione nera del Sudafrica
non deve
più fronteggiare i carri armati
e la polizia
nell'esercizio dei propri diritti
politici
elementari. Vogliamo ringraziare
il Consiglio
comunale di Ann-Arbor per il
coraggio mostrato
nel porsi a fianco della popolazione
nera
del Sudafrica, sofferente e costretta
al
silenzio. Noi sappiamo che nell'86
voi approvaste
una risoluzione per il totale
disinvestimento
contro l'apartheid. (...) Oggi
molti attivisti
israeliani per i diritti umani
vi sarebbero
molto grati se voi poteste rendere
un analogo
servizio umanitario alla popolazione
palestinese.
Come atto di semplice solidarietà.
Oggi,
la maggioranza dei tre milioni
di palestinesi
vive sotto la più brutale occupazione
militare
israeliana. E' per questo che
noi speriamo
che voi approverete la più forte
risoluzione
possibile perché, Ann-Arbor si
ritiri da
ogni investimento, transazione
o fondi di
pensione che eventualmente abbia
in compagnie
o fondi che intrattengano affari
con Israele.
Noi speriamo che voi vi ricordiate
quanto
bene abbiate fatto per il Sudafrica,
e che
oggi facciate lo stesso per i
milioni di
palestinesi, che devono affrontare
un analogo
strangolamento razziale ed etnico,
sotto
il controllo di uno Stato estremamente
potente
e militarizzato.
La 'democrazia israeliana', di
cui sentite
molto parlare, non è assolutamente
tale quando
ha a che fare con questi tre
milioni di palestinesi,
che da generazioni vivono sotto
l'occupazione
militare israeliana. Il potere
militare israeliano
conta su armi nucleari, un'infinità
di elicotteri
e carri armati, e su miliardi
di dollari
elargiti ogni anno dal governo
degli Stati
uniti. Lo smisurato arsenale
israeliano oggi
è dispiegato contro una popolazione
civile
palestinese lasciata
completamente sola, ogni persona
sigillata
nel suo villaggio dai tanks e
dal filo spinato.
Lasciate che noi premiamo sul
governo di
Israele - più forte di tutti
i suoi vicini
messi insieme - perché, liberi
immediatamente
la popolazione
palestinese dalla più razzista
delle occupazioni
militari. Noi non vogliamo che
la popolazione
palestinese rimanga ancora imbottigliata,
alla mercé, di una occupazione
militare soffocante.
(...) E' evidente che gli israeliani
e palestinesi,
che lavorano insieme contro questa
occupazione
militare violenta e e razzista,
saranno incoraggiati
nel
sapere che voi ci avete dato
ascolto nel
vostro Consiglio comunale. Per
favore, decidete
di disinvestire dalle compagnie
e fondi che
fanno business in Israele".
Seguono
21 firme, fra cui Rony Armon,
di Tel Aviv;
Rachel Giora, professoressa di
linguisttica
alla'universit. di Tel Aviv;
Jacob Katriel,
professore all'Istituto israeliano
di Tecnologia;
Hanna Knaz, del kibbuz Gan Shmuel;
Anat Matar,
associato di filosofia all'universit.
di
Tel Aviv; Allegra Pacheco, magistrato;
Tanya
Reinhart, professoressa di linguistica
dell'universit.
di Tel Aviv; Aharon Shabtai,
poeta; Gideon
Spiro, giornalista di Gerusalemme.
LA CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO CESSERA'
QUALORA
LE AUTORITA' ISRAELIANE
PROCEDANO ALLA CESSAZIONE DELL'OCCUPAZIONE
MILITARE DEI TERRITORI
PALESTINESI E AL RITIRO DEGLI
INSEDIAMENTI
COLONIALI CONSENTENDO LA
NASCITA DI UNO STATO PALESTINESE
INDIPENDENTE
E PIENAMENTE SOVRANO E LA
POSSIBILITA' AI PROFUGHI PALESTINESI
DI TORNARE
NEL LORO STATO
Il Forum Palestina forumpalestina@libero.it
NOTE:
(1) "I costi dell'Intifada,
Israele
in ginocchio. Ma per i palestinesi
un disastro".
Speciale di Giorgio S. Frankel
sul Sole 24
Ore del 28 gennaio2002
(2) A settembre del 2000, il
leader della
destra Ariel Sharon, decide di
andare a passeggiare
sulla spianata delle Moschee
a Gerusalemme.
La reazione dei palestinesi alla
provocazione
innesca una serie di scontri
che dilagano
ben presto in tutta la Palestina
dando vita
alla seconda Intifada.
(3) Gran parte dei dati riportati
in questo
dossier sono reperibili sui siti
della Camera
di Commercio Italia-Israele,
della Bank Leumi-le,
di Ahavat Eretz Israel-Israeli
Venture Capital,
di Telecom Lab e del Sole 24
Ore.
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