PROGETTO

 

OSSERVATORIO PERMANENTE

SUL COMPORTAMENTO DELLE IMPRESE

 

“sapere tanto per sapere, non è che un’altra forma di consumismo:

vogliamo sapere per saper fare”

 

 

1. IL CONSUMO CRITICO

 

Consumare criticamente significa consumare in maniera consapevole e responsabile, scegliendo quanto e cosa acquistare non solo in base al prezzo e alla qualità del prodotto, ma anche in base alle sue implicazioni globali (quanto inquina, quante e quali risorse naturali sono state utilizzate per produrlo o trasportarlo?) e al comportamento dell’azienda che lo produce o lo commercia (rispetta le leggi, i diritti umani, i diritti sindacali, l’ambiente, gli animali, è trasparente, contribuisce a sostenere regimi oppressivi o la guerra?) al fine di ottenere dalle imprese un comportamento più attento ai diritti umani e sociali e all’ambiente.

 

Il “consumatore critico” fa la spesa essendo consapevole delle implicazioni globali della sua scelta e sentendosi responsabile dei destini del pianeta e degli esseri che lo abitano, almeno nella misura in cui incide su di essi e può contribuire a modificarli.

 

Nel mondo sempre più cittadini cambiano il loro modo di “consumare”: eliminando il superfluo, privilegiando prodotti locali, biologici e a basso impatto ambientale, premiando le aziende più attente al rispetto dei diritti, cercano di orientare il mercato verso una economia solidale ed eco-compatibile.

 

In Gran Bretagna il 52% dei consumatori boicotta i prodotti di aziende considerate non etiche e il cambio di scelta è costato a queste aziende 2,6 miliardi di sterline, mentre il volume economico del commercio etico è aumentato del 44% negli ultimi 3 anni, raggiungendo un valore di 19,9 miliardi di sterline.

 

In Italia non siamo ancora al livello della Gran Bretagna, ma la strada è tracciata: secondo un sondaggio realizzato nell'estate del 2003 dalla Gpf & Associati di Milano, 14 milioni di italiani - ovvero il 31 per cento - hanno rinunciato ad acquistare alcuni prodotti per motivi etici. I consumatori consapevoli sono aumentati del 20 per cento rispetto all'anno prima e alcuni prodotti, a partire da quelli dell’agricoltura biologica, non possono più essere considerati una moda passeggera né un fenomeno marginale.

 

Se a queste percentuali già significative di consumatori critici, reali o potenziali, si affiancasse anche la Pubblica Amministrazione, che ad esempio in Italia contribuisce con l’acquisto di beni e l’affidamento di servizi alla formazione del 17-18% del Prodotto Interno Lordo (PIL) ed è quindi il principale consumatore-utente, sarebbe difficile per il mercato non tenere conto di questi segnali e non adeguarsi alla “domanda” di maggiore responsabilità socio-ambientale.

 

L’impatto che le scelte dei consumatori, privati e pubblici, possono esercitare sui comportamenti delle imprese non elude tuttavia la necessità, che vogliamo ribadire con forza, di una normativa internazionale che obblighi le aziende a garantire elevati standard di responsabilità socio-ambientale ovunque nel pianeta. Ma quasi sempre, si sa, non sono le leggi che contribuiscono a elevare la coscienza dei popoli, ma avviene piuttosto il contrario, che esse arrivino successivamente, a sancire valori che sono già formati e ampiamente condivisi nelle coscienze dei cittadini.

 

Proprio per questo motivo sono sempre di più le associazioni che promuovono campagne per ottenere che anche la Pubblica Amministrazione adotti il consumo critico come pratica di “buona – anzi ordinaria - amministrazione”.

 

 

2. IL REGOLAMENTO SUGLI SPONSOR ETICI DEL COMUNE DI ROMA

 

2.1 UN RISULTATO IMPORTANTE

 

Grazie al lavoro politico svolto sin dalla fine degli anni ’90 dalle associazioni che a Roma promuovono il consumo critico e l’economia solidale, il 15 Novembre 2004 il Comune di Roma ha finalmente approvato il Regolamento per la gestione e la disciplina delle sponsorizzazioni (meglio conosciuto come Regolamento sugli sponsor etici).

 

Con questo Regolamento il Comune di Roma si impegna a scegliere gli sponsor non solo in base alla convenienza economica dell'offerta, ma anche tenendo conto del rispetto, da parte dell'impresa sponsor, dei diritti umani, dei lavoratori e dell'ambiente.

 

Si tratta di un passaggio fondamentale nel percorso di promozione del consumo critico in Italia, almeno per tre ragioni.

 

a)     IL CONSUMO CRITICO NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

 

Sicuramente non si tratta del primo caso in cui una P.A. fa scelte di consumo critico.

Soprattutto dopo Genova, la spinta politica del Movimento ha portato diversi enti locali a riflettere su questo tema e a darsi delle regole in tal senso.

 

Così, tanto per citare qualche esempio, il Comune di Pavia sceglie le banche per il servizio di tesoreria comunale con criteri di preferenza per quelle non coinvolte nel finanziamento all’import-export di armi; il Comune di Roma utilizza solo prodotti biologici all’interno delle mense scolastiche; la Regione Umbria favorisce nelle gare d’appalto le aziende che hanno ottenuto la certificazione di responsabilità sociale SA8000, mentre la Regione Toscana incentiva le imprese del suo territorio ad ottenerla; i Comuni di Genova e di Firenze utilizzano prodotti del commercio equo e solidale nella ristorazione pubblica; le Province di Pisa, Prato, Lucca e Cremona scelgono il software libero per la gestione dei loro sistemi informatici, e così via.

 

Per rimanere al settore delle sponsorizzazioni, la Provincia di Reggio Calabria ha deciso, qualche mese prima del Comune di Roma, che potrà “rifiutare a suo insindacabile giudizio qualsiasi sponsorizzazione qualora ritenga che l’azienda sia coinvolta in qualsiasi parte del mondo in attività pericolose per l’ambiente e non rispettose dei diritti dei lavoratori, dei minori, delle donne, delle popolazioni e dei diritti umani in generale”.

 

Nonostante questi importanti precedenti, il Regolamento sugli Sponsor Etici presenta delle peculiarità e rappresenta un passo in avanti: esso non si limita a stabilire una clausola etica di chiusura da applicare in via del tutto discrezionale e facoltativa, ma pone le basi per un vero e propria sistema di controllo della eticità delle imprese, a partire dalla istituzione di una Commissione di 5 saggi a cui va obbligatoriamente richiesto un parere e che devono obbligatoriamente non solo motivarlo ma anche documentarlo con “accertamenti recati da sentenze, decisioni, risoluzioni, inchieste, rapporti o altri atti ufficiali di autorità nazionali o internazionali”.

Ciò ovviamente a garanzia non solo della serietà dell’iniziativa, ma anche delle casse comunali, sottoposte al rischio di ricorsi miliardari da parte delle multinazionali censurate.

 

b)     VERSO UNA DEFINIZIONE CORRETTA E INTERNAZIONALMENTE RICONOSCIUTA DI RESPONSABILITA’ DI IMPRESA

 

Altro elemento da non sottovalutare è il fatto che il Regolamento sugli Sponsor Etici del Comune di Roma, pur costituendo una novità assoluta sotto molti punti di vista, segnatamente quelli amministrativi e giuridici, si dà delle basi politiche molto solide, riferendosi ad un regolamento dell’ONU che costituisce a sua volta una “collazione” dei principali trattati e convenzioni internazionali sui diritti umani.

Regolamento ONU e regolamento del Comune di Roma si sostengono a vicenda: il primo dà al secondo una base di indiscutibile valore giuridico-politico internazionale, il secondo dà al primo maggiore forza, perché lo traduce da atto di principio in atto di amministrazione concreta.

Il Regolamento dell’ONU è importante soprattutto per due motivi:

1. esso sancisce il principio secondo cui l’impresa multinazionale deve considerarsi responsabile per ciò che avviene nell’ambito di tutta la filiera produttiva

2. esso intraprende, pur non portandola a compimento, la strada di una responsabilità socio-ambientale d’impresa obbligatoria e sanzionabile, andando in un senso opposto rispetto a quello molto pericoloso tracciato dalla Commissione Europea con il Libro Verde, che definisce la responsabilità sociale d’impresa come una scelta “volontaria” dell’azienda, finalizzata principalmente ad un ritorno d’immagine e quindi ad un ritorno economico.

 

c)     EFFETTO DOMINO SULLE ALTRE P.A. E SUI SINGOLI CONSUMATORI

 

L’importanza assoluta di questo Regolamento sta anche nel fatto che è stato adottato dal Comune di Roma, cioè dalla città più popolosa e dalla capitale d’Italia, ed è quindi molto alto il livello di credibilità dell’iniziativa e il grado di imitazione che ne potrà discendere, in primo luogo da parte dei privati cittadini, ed in secondo luogo degli altri enti locali che potranno replicare l’iniziativa sfruttando il suo valore di precedente.

I pareri del Comitato Etico sul grado di responsabilità socio-ambientale delle aziende che si proporranno come sponsor inoltre saranno resi pubblici, con il loro corredo di documentazione ufficiale, aumentando notevolmente il livello di informazione dei consumatori sul comportamento globale delle aziende e sui suoi effetti negativi.

 

2.2 UN’OPPORTUNITA’ DA COGLIERE: LA NASCITA DI UN POLO CITTADINO SUL CONSUMO CRITICO

 

Non si tratta tuttavia di risultati che l’approvazione del Regolamento rende acquisiti, ma piuttosto di opportunità importanti da cogliere, che, a seconda della riuscita o del fallimento dell’iniziativa, possono portare ad una svolta per il movimento del consumo critico in Italia o ad un suo arretramento.

 

Il progetto della Città dell’Altraeconomia, se ben condotto, avrà l’effetto di aumentare enormemente le potenzialità di un settore economico che vuole sperimentare un modo completamente diverso di fare impresa e di offrire beni e servizi.

 

Parallelamente il Centro per l’Impresa Etica e Responsabile offrirà sostegno, economico e culturale non solo ai soggetti che si collocano in ambito strettamente “altroeconomico”, ma anche all’impresa più tradizionalmente concepita che voglia però misurarsi seriamente con la sfida della responsabilità socio-ambientale.

 

Sarà sufficiente quest’ attenzione al lato dell’”offerta” per determinare un parallelo aumento della “domanda” di altraeconomia e di consumo critico?

Una volta fatta l’”impresa etica e responsabile”, saranno automaticamente fatti anche i “consumatori critici”?

 

A partire dalla necessità di favorire un’ampia e corretta applicazione del Regolamento sugli sponsor etici, per arrivare ad una più generale esigenza di promozione del “consumo critico” attraverso l’informazione, la formazione e l’ impegno diretto dei cittadini, riteniamo fondamentale sviluppare un percorso che nel giro di due anni arrivi alla costituzione di un polo cittadino di grande spessore sul consumo critico, che sia di riferimento per l’intero territorio nazionale e che sappia proporsi in modo qualificato anche sul piano internazionale.

 

2.2.1 FASE 1: L’OSSERVATORIO

 

La prima tappa di questo percorso sarà rappresentata dalla costituzione di un Osservatorio permanente sul comportamento delle imprese, che sia in grado di potenziare la piattaforma organizzativa e di documentazione del movimento del consumo critico in Italia e in particolare a Roma, anche alla luce delle recenti campagne che hanno consentito di ampliare la base di cittadini che aderiscono al “consumo critico” e di avviare un proficuo dialogo con alcuni enti locali ed istituzioni.

 

2.2.2. FASE 2: L’ASSOCIAZIONE DEI CONSUMATORI CRITICI

 

In base alla verifica sull’andamento del progetto Osservatorio, si valuterà se ci sono le condizioni per implementarlo e completare il percorso con la costituzione di un’ Associazione dei consumatori critici (CRITICONSUM), che potrebbe avere sede presso la Città dell’Altraeconomia di Roma e che sarà suddivisa in 3 aree:

-          INFORMAZIONE (OSSERVATORIO): raccoglie e diffonde dati e notizie sul comportamento delle imprese, come specificato nel progetto che segue;

-          FORMAZIONE: propone percorsi didattici e itinerari formativi sul tema del consumo responsabile, per scuole, associazioni, sindacati, imprese, etc;

-          CAMPAGNE: promuove campagne di informazione, opinione, pressione e boicottaggio finalizzate alla diffusione del consumo critico e dell’etica di impresa.

 

 

3. IL PROGETTO DI UN OSSERVATORIO PERMANENTE SUL COMPORTAMENTO DELLE IMPRESE

 

E’ necessario che fin dal suo insediamento, previsto nel mese di Gennaio 2005, il Comitato Etico sulle sponsorizzazioni del Comune di Roma possa contare sul contributo di una società civile sempre più documentata e organizzata, che sappia supportarne il lavoro di indagine e tenere alto il livello di attenzione su questi temi.

 

Per questo le associazioni promotrici della Campagna Sponsor Etici per Roma e il Tavolo dell’Altraeconomia propongono l’istituzione di un Osservatorio permanente sul comportamento delle imprese, che sia in grado di potenziare la piattaforma organizzativa e di documentazione del movimento del consumo critico in Italia e in particolare a Roma, anche alla luce delle recenti campagne che hanno consentito di ampliare la base di cittadini che aderiscono al “consumo critico” e di avviare un proficuo dialogo con alcuni enti locali ed istituzioni.

 

3.1 FINALITÀ

 

L’Osservatorio viene istituito a partire dalle esigenze di applicazione del nuovo Regolamento del Comune di Roma sulla disciplina e la gestione delle sponsorizzazioni ed ha le seguenti finalità:

 

a)     predisporre una documentazione qualificata sulla condotta imprenditoriale delle aziende a beneficio di enti, pubblici e privati, di associazioni e cittadini  che decidano di adottare il principio della responsabilità sociale ed ambientale d’impresa quale criterio di scelta nella gestione delle attività di sponsorizzazione e, in generale, nei rapporti con le imprese (partnership, collaborazioni, contratti di fornitura di beni e/o servizi, etc);

b)     monitorare il fenomeno delle sponsorizzazioni del settore privato per attività pubbliche, con particolare riferimento a quelle da svolgersi nel territorio di Roma;

c)     stimolare e sostenere le attività di organizzazioni, reti e gruppi volte a promuovere l’adozione da parte di enti pubblici e privati di criteri di consumo critico nei rapporti con le aziende;

d)     diffondere sia in Italia che all’estero le informazioni relative alle esperienze già avviate di consumo critico nella Pubblica amministrazione e negli enti privati (v. § 2.1.a);

e)     realizzare un sistema informativo (sito, archivio informatico, notiziari periodici) che permetta di monitorare a livello nazionale ed internazionale, in collaborazione con gli altri centri di ricerca specializzati,  attività e comportamenti imprenditoriali, finanziari e socio-ambientali delle imprese, in particolare di quelle multinazionali;

f)       promuovere l’attuazione di indagini, ricerche e studi nelle materie attinenti alle proprie finalità statutarie;

 

3.2 OBIETTIVI

 

a)     impostare e realizzare ricerche e studi, reperire, catalogare e sistematizzare documentazione specifica dalle fonti istituzionali, giudiziarie e dalle altre riconosciute, sulla condotta imprenditoriale delle imprese, in particolare di quelle multinazionali;

b)     elaborare e aggiornare schede informative sulla condotta imprenditoriale delle imprese, in particolare di quelle multinazionali;

c)     stabilire rapporti di collaborazione con altri centri di ricerca che, a livello nazionale o internazionale, svolgono attività analoghe, al fine di favorire forme di scambio tecnico-scientifico;

d)     fornire assistenza specialistica, giuridico-economica agli enti locali interessati all’adozione di regolamenti analoghi a quello del Comune di Roma;

e)     gestire i contatti con i media con riferimento alle attività statutarie;

f)       realizzare iniziative di sensibilizzazione, formazione e promozione sui temi del consumo critico, dell’etica di impresa e dell’economia solidale nei confronti degli enti locali, degli imprenditori, dei lavoratori ed in ambito didattico;

g)     curare e diffondere articoli e pubblicazioni sui temi inerenti alle proprie finalità statutarie;

h)     promuovere incontri e seminari sui temi svolti e sulle metodologie di lavoro adottate e curare la traduzione e la diffusione dei materiali prodotti.

 

3.3 PIANO DI LAVORO 2005

 

a)     avviare un’attività di ricerca e documentazione in relazione alle esigenze del Comitato Etico e dell’amministrazione comunale, a seguito dell’entrata in vigore del Regolamento sulla disciplina e la gestione delle sponsorizzazioni del Comune di Roma;

b)     avviare l’elaborazione di schede organiche sulle imprese maggiormente interessate alle sponsorizzazioni;

c)     avviare un’attività di ricerca giuridico-economica sulla responsabilità socio-ambientale d’impresa con riferimento alla sua elaborazione teorica e alla sua attuazione pratica;

d)     realizzare un sito internet e diffondere una newsletter sulle attività in corso;

e)     progettare un seminario per discutere i risultati dell’applicazione del Regolamento sulla disciplina e la gestione delle sponsorizzazioni del Comune di Roma ad un anno dalla sua effettiva entrata in vigore.

 

3.4 PREVENTIVO DI SPESA PER AVVIO E MESSA A REGIME DELL’ ATTIVITA’

 

DOTAZIONE MATERIALE

OGGETTO

Q MIN

Q MAX

TIPO

COSTO MIN

COSTO MAX

stanza

1

2

3x3 m arredata

/

/

pc

2

4

1-3desktop + 1notebook

/

2000

linea telefono/internet

1

1

adsl

1000

1000

tel/fax

1

1

 

/

/

sito internet

1

1

con database MySQL

120

120

cancelleria

 

 

 

500

1000

TOTALE A (per 12 mesi)

1620

4120

DOTAZIONE PERSONALE

MANSIONE

Q MIN

Q MAX

TIPO

COSTO MIN

COSTO MAX

comitato di gestione

5

10

volontario

/

/

addetto stampa

1

1

volontario

/

/

webmaster

1

1

volontario

/

/

ricerca-inserimento dati

2

4

part time

20000

40000

formazione e rimborsi

7

14

 

1380

1880

TOTALE B (per 12 mesi)

21380

41880

TOTALE A+B (per 12 mesi)

23000

46000

                 

 

3.4.1 IPOTESI DI FINANZIAMENTO

 

Se si ipotizza un contributo mensile di 20 euro al mese per ognuna delle oltre 100 organizzazioni che hanno sostenuto l’iniziativa del Regolamento si ottengono 24.000 euro all’anno, che dovrebbero permettere di affrontare le spese di avvio dell’Osservatorio, con 2 stipendi part time (20 h settimana) per giovani ricercatori, assistiti da seniores volontari che fanno parte del Comitato di Gestione, specie se la sede e alcune attrezzature possono essere messe a disposizione da organizzazioni di maggiori dimensioni (nel preventivo di spesa l’ufficio, con la dotazione minima di 2 pc e di un apparecchio telefono/fax sono previste a costo zero).

Se si ipotizza di ottenere un contributo di 50 euro al mese sarebbe invece possibile sostenere 4 stipendi part time.

I giovani ricercatori part time e i volontari seguiranno un corso di formazione presso il Centro Nuovo Modello di Sviluppo, pagato dall’Osservatorio (v. voce ‘formazione e rimborsi’).


 

ALLEGATO A: PRIMO SCHEMA PER LA SCHEDATURA DELLE IMPRESE

 

A. La scheda base

 

Cenni storici

 

Evoluzione dell’impresa o del gruppo

 

Struttura societaria

 

Struttura produttiva e organizzazione del lavoro

 

Andamento del fatturato

 

Andamento degli investimenti

 

Andamento dell’occupazione

 

Ricerca e livelli tecnologici

 

Gli interventi sui mercati

 

Acquisizioni, fusioni, concentrazioni

 

La presenza nel paese di origine e in alcuni paesi chiave

 

La presenza in Italia

 

I rapporti con i sindacati

 

I rapporti con gli Stati

 

La strategia di espansione

 

 

 

B. I comportamenti sociali ed etici

 

Trasparenza

 

Abuso di potere

 

Terzo Mondo

 

Ambiente

 

Sicurezza e diritti dei lavoratori

 

Consumatori e legalità

 

Armi ed esercito

 

Regimi oppressivi

 

Paradisi fiscali

 

Animali

 

Campagne di pressione

 

 

 

C. Rapporti con la giustizia e i poteri di controllo

 

I rapporti con i controllori istituzionali

 

I conflitti con sindacati e governi

 

Le denunce

 

Le sentenze

 

Le campagne

 

I boicottaggi

 

 

 

D. Fonti dell’analisi e documentazione ufficiale

 

 

Note:

La parte B è ripresa da “Guida al Consumo Critico”, EMI, settembre 2003, quindi può essere integrata con le attività e gli illeciti in essa indicati (se il Centro Nuovo Modello di Sviluppo ha il materiale classificato in base a tale schema sarà più facile richiederlo e utilizzarlo)

Tutte le altre parti possono essere integrate in un secondo momento con indicazioni più dettagliate, che facciano meglio comprendere i contenuti e gli obiettivi della ricerca documentale.

Lo schema riguarda la ricerca del materiale da parte dell’Osservatorio. L’invio di documentazioni alla Commissione etica avrà una struttura inversa: alcune “denunce” ben documentate e in allegato una scheda conoscitiva aggiornata