Carta dei Principi per un’Altra Economia
Sono comprese nella definizione di altra economia,
intesa come diversa e alternativa a quella oggi dominante, tutte le
attività economiche che non perseguono le finalità del sistema economico di
natura capitalistica e di ispirazione liberista o neo liberista. In particolare
sono da essa rifiutati gli obiettivi di crescita, di sviluppo e di espansione
illimitati, il perseguimento del profitto ad ogni costo, l’utilizzazione delle
persone da parte dei meccanismi economici e nel solo interesse di altre persone,
il mancato rispetto
dei diritti umani, della natura e delle sue esigenze di riproduzione delle
risorse.
Le attività di altra economia perseguono il soddisfacimento delle
necessità fondamentali e il maggior benessere possibile per il maggior
numero di persone, sono dirette all’affermazione di principi di solidarietà e di
giustizia, hanno come finalità primaria la valorizzazione delle capacità di
tutti. Sono comprese in questa definizione anche le attività che prevedono la
parziale o graduale uscita dal sistema economico dominante e le sperimentazioni
di stili e modelli completamente nuovi di vita sociale, di redistribuzione delle
risorse, di produzione e scambio, di uso corretto di oggetti non dannosi per le
persone e la natura. Le attività dell’altra economia considerano
in modo paritetico le iniziative avviate in tutto il mondo, ma attribuiscono
particolare attenzione a quanto viene realizzato “nei Sud”, in modo da
contribuire a compensare il più rapidamente possibile gli squilibri oggi
esistenti.
L’altra economia considera la eco-compatibilità una condizione essenziale
per il suo operare. Devono essere previste attività destinate a recuperare e a
ricostituire le risorse della terra già fortemente intaccate nelle loro capacità
di riproduzione, mentre la salvaguardia dei meccanismi biologici e l’uso di
risorse, specie energetiche, riproducibili, sarà considerato un obiettivo
assolutamente prioritario. Centrali saranno le ricerche e la progettazione di
prodotti che sempre meno incidano sull’uso delle risorse naturali essenziali,
terra, acqua e aria per prime, e che promuovano l’utilizzo di risorse
energetiche rinnovabili. Tra le priorità sarà anche inclusa la riprogettazione
di tutti i prodotti ad alto impatto ambientale, a partire dai cosiddetti
prodotti “usa e getta”.
Le “imprese” dell’altra economia, costituite in forme già note o di nuova
concezione, si pongono in atteggiamento cooperativo e solidale tra loro.
Sono orientate alla creazione di lavoro qualificato ed equamente retribuito,
perseguono il miglioramento della qualità dei prodotti secondo criteri di
eco-compatibilità. Tutto il maggior valore creato, in quanto contributo delle
capacità umane usate nelle produzioni e nei servizi, viene reinvestito
nelle attività di economia alternativa.
I contributi dati al sistema produttivo con caratteristiche fortemente e
radicalmente innovative comprendono anche un ruolo dell’individuo come
consumatore molto diverso da quello attuale, incentrato sulla sobrietà nei
consumi, precondizione necessaria per una redistribuzione più equa delle
risorse, e che consenta a tutti di consumare in modo attivo, consapevole e
responsabile, al fine di favorire ed accelerare la transizione all’altra
economia, anche privilegiando la categoria dell’utilizzo rispetto a quella della
proprietà. Le scelte
di acquisto e di uso dei prodotti e dei servizi devono essere basate su una
conoscenza approfondita delle caratteristiche qualitative e dei costi reali,
degli eventuali danni alla salute personale e familiare, all’ambiente e alle
popolazioni. I consumatori devono essere messi in grado di valutare i
comportamenti delle aziende produttrici per quanto riguarda il rispetto
dell’ambiente, dei diritti umani, civili, sociali e sindacali delle persone e
delle comunità. I consumatori che aderiscono all’altra economia devono
considerarsi responsabili delle loro scelte e di quanto viene deciso in
tale ambito.
Le relazioni tra persone e entità economiche all’interno dell’altra economia
devono essere improntate a principi di reciprocità, pariteticità,
cooperazione e solidarietà, in modo che le logiche economiche ne risultino
mutate in profondità e i rapporti tra persone siano sempre prevalenti sulle
logiche di produzione, di scambio e di uso delle risorse.
Le attività economiche rispondenti a modelli alternativi a quello oggi dominante
devono rispettare norme di trasparenza, devono assicurare la massima
inclusione e partecipazione, devono garantire ai livelli più alti la
responsabilizzazione delle persone impegnate nella produzione e nello
scambio. Le regole di ispirazione democratica devono essere considerate il
livello minimo necessario da rispettare, mentre devono essere perseguite e
applicate norme di valore superiore che garantiscono il massimo consenso
e la massima partecipazione dei soggetti coinvolti.
L’altra economia intende promuovere le economie e i prodotti locali, che
sviluppino tecnologie e filiere produttive adeguate ai luoghi e alle loro
risorse, in una logica di relazioni improntate allo scambio solidale, anche
ricorrendo a strumenti come le monete locali; stimolare valori comunitari che
permettano la valorizzazione collettiva del patrimonio naturale e umano di ogni
territorio; sostenere la moltiplicazione di relazioni di scambio tra culture, di
prodotti locali e biologici, di saperi tradizionali e avanzati.
L’altra economia ha come obiettivo una strategia di rete che mantenga in
contatto le singole esperienze e permetta a tutti i “nodi” di essere informati,
di comunicare tra loro e di collegarsi con le attività che si svolgono in altri
luoghi. Specie nelle sue fasi iniziali, la creazione di entità di altra
economia avrà forti caratteri di esperimento. Ogni nuova sperimentazione
in corso avrà molto da imparare e molto da insegnare ad altre iniziative in via
di decollo. Inoltre i vari luoghi dove emergono esperienze analoghe dovranno al
più presto aumentare gli interscambi di prodotti, per favorire l’abbassamento
dei costi di produzione e dei prezzi di vendita.
Le prime reti di economia solidale hanno già iniziato a organizzarsi in
“distretti” che puntano a moltiplicare gli interscambi di esperienze e di
prodotti e servizi. L’obiettivo è quello di aumentare continuamente la fascia di
attività e di usi che rispettano i principi dell’altra economia, integrandoli
tra loro e moltiplicando le possibilità di inserzioni e di connessioni. Si deve
tendere ad ogni possibile nuova diffusione sui territori anche non contigui,
moltiplicando in particolare i collegamenti con esperienze estere.
Anche all’interno dell’altra economia è utile impiegare marchi di garanzia e
certificazioni che contraddistinguano le attività basate su principi
alternativi a quelli dominanti. Il loro scopo è ben diverso da quello di marchi,
brevetti, certificazioni ed altre forme di proprietà intellettuale in uso
nell’economia dominante, poiché non sono oggetto di compravendita e di diritti
di esclusiva, ma servono, specie nelle fasi iniziali e di sperimentazione, a far
subito comprendere a chi si avvicina alle nuove esperienze che si devono
rispettare principi e norme ben diversi da quelli correntemente in uso nei paesi
a economia di mercato e con principi liberisti. E’ tuttavia utile farli
impiegare solo da iniziative che hanno già dimostrato in qualche misura di aver
compreso lo spirito dei modelli alternativi e che intendono continuare a
rispettare le nuove modalità di funzionamento. Anche le certificazioni e i
controlli sono diretti più a sostenere le nuove iniziative che ad escludere
quelle che incontrano difficoltà nella fase iniziale.
I settori già attivi e che possono essere considerati come degli embrioni del
sistema alternativo sono numerosi:
- - commercio equo e solidale
,
- -
le diverse esperienze di finanza ed assicurazione
etica e di microcredito, come banche etiche e mutue
autogestione,
- -
gruppi di collaborazione in base a principi di cooperazione
e solidarietà,
- -
gruppi di acquisto solidali,
- -
gruppi che praticano i bilanci di giustizia,
- - altre forme organizzate di consumo critico,
- - esperienze di turismo responsabile,
- - esperienze di riuso e riciclo di materiali e risorse,
- - attività di ricerca e applicazione di energie rinnovabili,
- - agricoltura biologica.
Dagli stessi presupposti dell’altra economia nasce “l’altra informazione”,
modello diverso di comunicazione costituita in modo orizzontale, che può
veicolarne le teorie e le pratiche. Si tratta di uno strumento per operare
scelte consapevoli ed etiche in campo comunicativo, e realizzare servizi di cui
tutti possano beneficiare: sia come produttori che come fruitori. La condivisone
dei saperi e delle tecnologie è alla base della costruzione di media
liberi ed autogovernati come: radio democratiche e comunitarie, tv di strada,
software libero, sistemi open source, editoria libera, laboratori di
comunicazione partecipata, ecc. Rientrano, inoltre, tra le attività di altra
economia, esperienze e attività artistico/espressive e di promozione culturale
che si ispirino, nei contenuti, nella forma e nelle modalità produttive,ai
principi espressi in questa carta.
A questo si aggiungono tutte quelle esperienze di attività e di reti con
le quali da tempo collaborano nel Sud del mondo le organizzazioni firmatarie. In
particolare si possono qui ricordare le organizzazioni di contadini ed artigiani
che realizzano progetti comunitari, le aree investite da iniziative diffuse di
microcredito, le zone dove si concentrano più attività diverse di economia
alternativa che iniziano a integrarsi tra loro, aumentando la loro capacità di
attrazione di altre iniziative rispondenti ad analoghi criteri
Nel quadro dell’altra economia è iniziata l’elaborazione di stili e modelli
alternativi, di vita, di produzione e di consumo, di evoluzione e di
diffusione, che possano essere ampiamente condivisi e che garantiscano la
massima partecipazione delle popolazioni alle scelte. Questi schemi non sono
ancora definitivi, anzi si tende a integrarli con esperienze provenienti dal
basso e prive di qualunque potere. Esperienze differenti che, nello sperimentare
pratiche dell’altra
economia, non possono essere imposte a nessuno e dovranno essere modificate man
mano si accumulano e si collegano tra loro, fermo restando il principio
dell’assoluto rispetto delle culture di ogni luogo.