"Il sonno della ragione genera mostri" scrive Baget Bozzo sul Secolo XIX di venerdì 23. Per essere consapevolmente condiviso, l'aforisma citato dal religioso non può recare incertezze circa il valore morfologico dei termini che lo compongono. L'esponente forzista, con un bizzarro criterio di raffigurazione democratica, intende rappresentare la "ragione" con le proprie tematiche, definendo rivoluzionario ed incapace di esprimere alternative, chi non si dichiari d'accordo. Secondo Baget Bozzo per avere dignità il “Popolo di Seattle” dovrebbe essere rappresentato nelle liste elettorali dei paesi europei; solo così sarebbe in grado di proporre un'alternativa alla mondializzazione ed al progresso tecnologico. Ci sembra, questa, una posizione nichilista, giacché pare evidente che nel mondo vi siano movimenti la cui legittimazione è data dalla stessa opera donata alla collettività, comprese alcune organizzazioni ecumeniche, lontane per scelta dalle logiche della politica-partitica. Il "temibile Popolo di Seattle" esiste solo nella concezione del Potere costituito, poiché è noto a tutti (anche a Baget Bozzo) che il fenomeno di dissenso ha molteplici anime, ognuna dotata di una propria formazione. Identificare nei facinorosi manifestanti tutto il complesso movimento che si dichiara contrario alle logiche del mondializzato becero consumo, ci pare francamente troppo superficiale per essere solo casuale. Accostare l'anarchia alla violenza, obbedisce ad una precisa strategia politica, volta a controllare e reprimere l'avversario, secondo una collaudata strategia clerico-conservatrice che ha garantito l'ingerenza della chiesa vaticana nella vita di uno stato istituzionalmente laico come quello italiano.
Come migliaia di movimenti nel mondo, anche Macondo appartiene al "Popolo di Seattle". Con una propria specificità, tuttavia. Ha una palese identità formale (nulla è stato fatto per nasconderla), celata da un sottile velo di spersonalizzazione, nel tentativo di identificare il movimento in ciò che rappresenta, indipendentemente da chi lo immedesima; non sostiene altresì la violenza quale strumento operativo. Non tema dunque Baget Bozzo: la pluralità del fenomeno di dissenso al G8 può essere il naturale deterrente contro possibili minacce all'ordine pubblico, minato, caso mai, da provocatori riferimenti a presunte rivolte dei genovesi, in difesa della tradizione democratica della propria città.