L'esigenza di proporre Macondo alla Società nasce dall'osservazione della realtà Tigullina, a nostro avviso vittima di quel Fascismo economico di cui Pasolini cominciò a parlare già nel 73. Da alcuni decenni il Potere economico, sospinto dalla sempre maggiore spregiudicatezza della politica neoliberista, per soddisfare meri interessi corporativi ha imposto la "Società dei consumi". I complessi laboratori mediatici generano scientificamente la dipendenza di donne e uomini dalla merce, attraverso un incessante condizionamento asservito alle prioritarie logiche del profitto. Schemi esistenziali ritenuti vincenti sono posti all'attenzione della società: chi regge il confronto è individuato soggetto positivo, chi cede il passo è posto ai margini del proprio tempo, travolto dalla presunta inadeguatezza a reggerne la veloce dinamica. Mai la difformità da riferimenti ritenuti vincenti è stata una colpa come in questo tempo d'apparente autonomia; mai come oggi il richiamo di alcuni partiti alla libertà intellettuale appare strumentale. L'oppressore è il Grande capitale che condiziona le coscienze piegandole alle esigenze del profitto. Individuare il benessere nel potere d'acquisto delle merci significa condizionare la domanda attraverso un circuito mediatico asservito al Potere economico. Il neoliberismo delle multinazionali si rende talvolta responsabile di politiche per le quali il profitto è individuato riferimento drammaticamente prioritario; l'abbattimento dei costi di produzione è l'altare su cui l'ambiente e la sicurezza del lavoro sono sacrificati.
Il Movimento rappresenta un'occasione di critica non violenta irrinunciabile. Macondo intende contribuire alla formazione di un fronte comune di libero dissenso che rappresenti le istanze del Tigullio nello scenario internazionale della critica alla globalizzazione neoliberista.