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"Alto Adige" martedì
27 marzo 2001
«Questo mondo non
va, noi lo cambieremo»
Dopo
il blitz al Bren Center: chi sono e cosa vogliono quelli contro la globalizzazione
I RIBELLI ANTI-SISTEMA
di Concetto Vecchio
TRENTO. L'ultima frontiera è la lotta alla carta igienica politicamente
scorretta: quella prodotta con la cellulosa estratta nelle foreste pluviali
canadesi. La vendono in ogni supermercato. Ma se muoiono quei boschi che
ne sarà degli orsi che vi abitano da secoli? Una battaglia che piace.
Paolo Zanin, 34 anni, infilato nella tuta bianca di Greenpeace, sabato
stava distribuendo volantini davanti al Pam, quando un signore gli ha
detto: «Io vi bacerei». «Una grande sensazione» confessa. E' stata la
mamma a conquistarlo alla causa ambientalista. «Vivevo ancora in casa,
dove giravano le riviste del movimento. A poco a poco mi sono appassionato».
Ora a 34 anni, questo ragazzo di Arco che divide la sua vita tra la famiglia
(una moglie «orgogliosissima» e due figli di sette e quattro anni), e
un doppio lavoro - casellante part time all'A 22 e titolare di un'azienda
che fornisce servizi alle imprese - è uno dei tanti antagonisti sociali
che stanno riscoprendo l'impegno civile. L'opposizione al sistema dominante
non è mai stata così rumorosa come in questi ultimi mesi. Movimenti antiglobalizzazione,
zapatisti, cattolici zanotelliani, ambientalisti con il gusto della scenografia:
la galassia di chi vuol cambiare le coordinate di questo mondo è in (disordinata)
marcia. «Come si può essere contenti - si legge in un recente documento
del popolo di Seattle che si prepara al prossimo G 8 di Genova - se gli
oppressi e i derelitti della terra stanno sempre peggio?» Quasi tre miliardi
di persone vivono con meno di due dollari al giorno, 1,2 miliardi con
meno di un dollaro al giorno, 1,1 miliardi sono malnutriti, 1,2 miliardi
non hanno accesso all'acqua potabile. Forse la gente se ne sta accorgendo.
«La reazione di quelli che facevano la spesa è stata entusiasta» dice
Zanin. «Hanno tutta una gran voglia di sapere». E così quelli di Lilliput
protestano davanti al Mc Donald's di Trento Sud, gli «Amici del Chiapas»
si presentano al convegno contro la società multietnica a Borgo, quelli
di Greenpeace irrompono al supermercato Pam (previamente avvertito). Davvero
questi soldatini della qualità della vita sono gli eredi di quelli che
negli anni Settanta propugnavano la rivoluzione rossa? E' questa la nuova
ideologia del Terzo millennio? Il sociologo Enzo Rutigliano, uno che nel'68
stava sulle barricate, è un po' scettico: «Non so se questi movimenti
stanno per sostituire i movimenti collettivi di tipo ideologico. Lo storico
americano Huntington, autore de "Lo scontro delle civiltà", afferma che
i prossimi anni saranno piuttosto caratterizzati da uno scontro di civiltà,
islamici contro occidentali per intenderci. In questo schema i movimenti
contro la globalizzazione sono destinati prima a poi a scomparire. E'
chiaro - ragiona il professore - che essi si battono per una maggiore
qualità della vita, ma di chi? Ora il ritorno ad una agricoltura biologica,
non modificata geneticamente, rappresenta un bene per l'Occidente, ma
al contrario per gli africani questa mutazione può significare che il
raccolto se lo mangiano le cavallette». La Rete di Lilliput ha molte facce.
Roberta Zalla, libera professionista di 27 anni, è l'animatrice cattolica
di «Tam Tam Korogocho», un gruppo che offre appoggio concreto alle sei
cooperative che operano nella baraccopoli di Nairobi. Un movimento vicino
a padre Alex Zanotelli e a don Vittorio Cristelli. Roberta non è così
ottimista sulla capacità di coinvolgere le masse: «E' difficile incidere
sull'opinione pubblica su temi come il commercio equo solidale o la globalizzazione.
A settembre, a Verona, abbiamo celebrato il "Giubileo degli oppressi",
c'erano tante associazioni, tanti banchetti. Ma quanto siamo riusciti
a sintonizzarci sulle coscienze della gente?». Proprio in questi giorni
la cooperativa Mandacarù ha stretto un accordo con le coop degli slums
di Nairobi, affinché possano vendere nel loro negozio di via Oss Mazzurana
cestoni di paglie e borse. Le coop aiutano ragazzi di strada, donne abbandonate
da mariti, ex prostitute, «persone per le quali è fondamentale un aiuto
economico». Quelli di «Tam Tam» sono, insieme alla «Scuola autogestita
di Korogocho», le Acli di Maria Natalizia D'Amico (ex presidente dell'Itc
«Don Milani» di Rovereto), e il «Tremembe'» di Martignano, il cuore cattolico
di Lilliput, i più presenti alle riunioni che si tengono ogni mese. L'animatore
della «Scuola» è Corrado Caracristi di Rumo, che propone serate di riflessione
sui rifiuti, sul commercio solidale, e ogni anno a luglio organizza una
marcia per la pace. Ma che senso ha essere zapatisti a Trento? «E' un
modo di dare forma ad un'epica erotica» dice lo psicoterapeuta Francesco
Esposito, 55 anni, tarantino di origine ma trentino da trent'anni, un
passato nei movimenti dell'ultrasinistra. «L'erotismo sta nella capacità
di generare un mondo nuovo» chiosa Paolo Voltolini, 43 anni, insegnante
di inglese al Liceo scientifico "Da Vinci". «Gli Amici del Chiapas» ai
primi di marzo sono stati accusati dall'onorevole Franco Frattini (Forza
Italia) di voler fomentare incidenti nel corso del prossimo G 8. Un'accusa
respinta con sdegno. Ma dopo qualche giorno, mentre a Città del Messico
centinaia di migliaia di persone accoglievano il sub-comandante Marcos
dell'esercito zapatista di liberazione nazionale del Chiapas, Esposito
ha reagito con spirito, spedendo un invito a cena al deputato forzista,
che pare abbia segnalato la sua disponibilità. L'altro gruppo finito nel
mirino dei servizi segreti è Ja Basta, che però a Trento non ha ancora
preso piede, ma che vuole presentarsi alla città venerdì 6 aprile alle
20,30 in via Caproni 15 a Roncafort. Esposito parla della necessità di
creare «una cosmogonia nuova», di «poetizzare il quotidiano e noi stessi»,
Voltolini spiega che «ciò vuol dire scoprire anche la bellezza che c'è
nel barbone e nello zingaro, ma non come forma pseudoumanitaria». «Io
fino a 30 anni - spiega l'insegnante - ho vissuto la mia radicalità politica
nel privato, con la Guerra nel Golfo ho iniziato ad occuparmi della politica
comunemente intesa». Il Chiapas, si capisce, è un simbolo. «Quattro quinti
del mondo soffrono la fame per colpa dell'altro quinto ricco» dice Esposito.
«Noi lottiamo per questa umanità incompleta ed infelice».
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