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"Alto Adige" domenica 25 marzo 2001


Sony crea l'operaio-massa

Burli:«Le multinazionali annullano l'identità» Il sindacalista Cgil interviene al dibattito sulla globalizzazione

r.t.

ROVERETO. «Sony è riuscita, in questi dodici anni, ad annullare l'identità dei lavoratori, illudendoli di far parte di una grande famiglia. E' chiaro che ora gli operai si sentono come un pugile suonato, spaesati. Soffrono della sindrome degli orfani». Paolo Burli, segretario provinciale della Filcea Cgil, ieri sera ha partecipato ad un dibattito molto interessante al Centro per la pace, un incontro che aveva come oggetto le multinazionali. L'ospite, dunque, era il più indicato, visto che Rovereto sta vivendo una situazione decisamente particolare, figlia diretta della globalizzazione e del rapporto tra una comunità ed una multinazionale. E Burli non è andato per il sottile, ammettendo chiaramente che le multinazionali stanno portando avanti un'operazione di espropriazione culturale da fermare immediatamente. E per questo ha applaudito il popolo di Seattle, paragonandolo ai sindacalisti che morivano davanti ai cancelli delle fabbriche per salvare la propria identità e dignità. Secondo Burli, dunque, serve un'inversione culturale che parta dai consumatori per interrompere l'opera di espropriazione delle multinazionali, le quali ora - pare di capire dalle parole del sindacalista - sono inarrestabili. «Ci sono - fa notare - delle contraddizioni palesi, che danno un messaggio distorto delle stesse aziende: in fondo le multinazionali sono quelle che pagano meglio, dove i rapporti sono buoni. Con la Sony, pur essendoci un basso numero di operai sindacalizzati, i rapporti sono stati buoni: sono stati siglati ben 82 contratti di lavoro, aprendo frontiere a forme del tutto innovative. La Sony e i giapponesi in genere hanno avuto fino a poco tempo fa una cultura diversa dalle multinazionali americane. Oggi invece si sta adeguando perché il mercato è diventato talmente aggressivo che nessuno può permettersi di andare per il sottile». Ma la Sony poteva restare a Rovereto? Secondo Burli sì. «Poteva benissimo procedere alla riconversione. Forse le costava 10, 15 miliardi, cosa volete che siano? Solo che la riconversione è stata fatta in Austria. Sapete perché? Perché il presidente di Sony Europa è austriaco. Insomma, la salvezza o meno di duecento posti di lavoro, in una situazione di globalizzazione come questa, dipende anche solo da sfumature come questa. Sono anche queste le differenze che portano la Sony alla chiusura o all'investimento di centinaia di miliardi nella Biochemie del gruppo multinazionale della Novartis».

 







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