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Da "Nigrizia" aprile 2001

Da "Nigrizia" aprile 2001
Kenia-Italia/Del Monte firma l'accordo

"Notiziario Apibimi" luglio 2000

Intervento di Beppe Grillo sulle biotecnologie
...E se vi cangurassero il DNA?
Ma cos'è un organismo transgenico, una cosa
che si mangia? Siiiiì! Dicono alcuni. Fossi matto! dicono altri. Io faccio
fatica a capire, c'è confusione. Così ho chiesto a un mio amico professore
come stanno le cose. Mi ha detto che un transgenico è un organismo ottenuto
in laboratorio dagli ingegneri molecolari. Prendono una cellula di canguro,
di lumaca o di carciofo, tirano fuori certi pezzi di certe molecole e
le sparano in una cellula di patata, di pettirosso o di cinghiale. Poi
cercano di farla crescere. Quasi sempre la cellula muore, vorrei vedere
voi se vi cangurassero il DNA, anche solo un pochettino.... Però una su
mille di queste cellule di pettirossocarciofate sopravvive. Se è sfigata
si sviluppa e diventa un esserino. Il risultato è un organismo transgenico.
La natura da sola non lo farebbe nemmeno in miliardi di anni. Loro lo
fanno in tre mesi. Sono vere e proprie creazioni. Siamo passati dai creatori
di moda alla Armani alla moda della creazione alla Monsanto. A volte gli
ingegneri molecolari cercano di fare cose che sembrano sensate. Sembrano.
Per esempio un riso transgenico con vitamina A, quella che normalmente
sta nelle carote e nei pomodori. Ma non è più semplice farsi un bel risotto
con le carote o i pomodori, piuttosto che un riso in bianco con la vitamina
A incorporata dagli ingegneri? E non ci avrà i suoi buoni motivi il riso
per non avere la vitamina A? Il buon motivo degli ingegneri è che mentre
gli indonesiani il riso e le carote naturali ce li hanno già, le sementi
artificiali del riso vitaminizzato dovrebbero comprarle ogni anno dagli
ingegneri statunitensi. Ma poi durerà? Hanno inventato eucalipti transgenici
con il legno fatto su misura per le cartiere. Peccato che sono così smidollati
che non stanno più in piedi da soli e sono così deboli che se li pappano
le formiche. Altro che le cartiere! Insomma se la natura ottimizza un
organismo in milioni di anni, siamo sicuri di fare meglio noi in tre mesi?
Gli ingegneri potrebbero anche accontentarsi di poco. Dai, un trapiantino
di due genietti da una carota a una rapa... non si nega a nessuno. No,
loro vogliono strafare. Geni di antigelo di merluzzo nei pomodori, per
coltivare i Sanmarzano sull'Adamello. Geni di lucciola nel tabacco, per
trovare le sigarette anche al buio. Insomma si sono un po' montati la
testa. E se uno di questi scarraffoni gli scappa? Se è un cinghiale cangurato
è facile beccarlo. Boing, boing, boing.... Pum! Ma se è un branzino viperato?
Chi lo becca più? Chi fa più il bagno? Se è un insettino, un microbino,
un'amebuccia con qualche vizzietto nuovo, chi li trova più? Gli ingegneri
genetici statunitensi hanno creato un pecora che produce seta. Hanno preso
un gene di ragno e lo hanno sparato in una cellula di pecora. Ci credereste?
La cellula pecoreccia è sopravvissuta a questo stupro aracnoide. Per sua
sfiga è diventata un vera "pecora". Anzi un pecoragno. Fa la lana e la
seta. Con una piccola modifica farà anche le uova.Ma la seta pecoreccia
non è dove la avrebbe messa un ingegnere figlio di contadini. E' dove
la metterebbe un ingegnere figlio di ingegneri: si munge dalle mammelle
del pecoragno. Serve all'esercito statunitense per fare giubbotti antiproiettile
più leggeri e resistenti. Il filo di seta del ragno ha una resistenza
superiore a quella di qualunque filo di qualunque materiale prodotto dall'uomo.
Nessuno conosce ancora la resistenza biologica delle pecore arragnate.
Non ci sono limiti alla fantasia degli ingegneri. L'unico limite è la
sopravvivenza. Solo un esserino sperimentale su mille gli sopravvive.
Voi chiamereste ingegneri quelli che su mille case gliene cadono 999?
Praticoni, pasticcioni forse li chiamereste. O la va o la spacca. Per
questo è più giusto parlare di manipolazioni che non di modificazioni
genetiche. Anni fa gli uffici marketing delle multinazionali transgeniche
avevano escogitato questa storiella. Da sempre l'uomo crea specie nuove:
ha creato il mulo dall'asino e dal cavallo; ha creato le specie dei cani;
ha creato le rose; ha creato gli ibridi del mais. Gli ingegneri genetici
fanno la stessa cosa che gli antichi agricoltori e gli antichi allevatori.
Continuano quest'opera di miglioramento della natura, aiutandola a creare
nuove specie dove lei non arriva da sola. Negli ultimi anni è stato anche
questo argomento pubblicitario, secondo cui un mulo e un pecoragno sarebbero
egualmente naturali o egualmente innaturali, a minare talmente la credibilità
delle multinazionali transgeniche che le azioni di molte di loro sono
crollate. La Deutsche Bank ha consigliato la sua clientela di disinvestire
dal transgenico, rendendone il crollo ancora più pesante. La maggioranza
degli europei non ne vuole proprio sapere di cibi transgenici. Ormai a
queste aziende la gente non crede più nemmeno quando dicono la verità.
Se leggi un giornale britannico ti rendi conto che quei giornalisti hanno
spiegato bene ai loro lettori la differenza tra un mulo e un pecoragno
e la necessità di diffidare della propaganda commerciale. In Italia invece
è l'opposto. Molti dei maggiori giornali conducono una campagna militante
a favore dei cibi transgenici. Usano però argomenti che gli stessi pubblicitari
delle multinazionali transgeniche hanno abbandonato perchè controproducenti.
Qualche tempo fa si poteva leggere su un giornale italiano (i punti esclamativi
sono miei): "I nostri alpini durante la ritirata di Russia si nutrirono
a malincuore dei carissimi muli, caduti stremati. Era carne transgenica
(!), ottenuta artificialmente (!)accoppiando un asino a una cavalla. Il
mulo è un animale il cui DNA ibrido è identico (!) a quello che gli scienziati
creano in laboratorio tra tanta paura. Nessun alpino soffrì per il cibo
transgenico (!), molti ne ebbero salva la vita." (...) "... i cani e i
gatti che amiamo, le specie di ovini, bovini e suini che proteggiamo con
cura non sono "naturali" (!). Sono ibridi, innestati, selezionati, da
antichi ingegneri genetici (!) che si chiamavano contadini e pastori."
Ma perchè se compro un giornale inglese mi chiariscono le idee ma se compro
un giornale italiano me le confondono? Quando il risultato di un articolo
è di fare confusione invece che chiarezza, siamo di fronte a una mutazione,
a un giornalismo transgenico. Definire "cibo transgenico" la carne di
mulo e "ingegneri genetici" gli antichi contadini e pastori è una tale
sciocchezza, che non salverebbe uno scolaro delle medie dalla insufficienza
in un compito in classe. Definire non naturali gli ovini e suini ottenuti
facendo copulare diverse varietà, non è solo ostentazione di ignoranza.
E' anche socialmente pericoloso. Secondo la stessa logica anche il bambino
mulatto di un piemontese e di una nigeriana sarebbe non naturale. Capisco
che un giornalista non specialista possa avere le idee così confuse sulla
biologia e le aziende transgeniche. Ma non capisco chi lo obblighi ascriverci
sopra un editoriale. Il giornalista transgenico attribuisce la diffidenza
verso i cibi transgenici alla "paura" (tre volte), alla "irrazionalità"
(due volte) e alla "fobia". Forse non si rende conto che è proprio la
confusione il terreno più favorevole per la irrazionalità. Definisce "innoqui"
i cibi transgenici e assicura che questi ridurranno l'uso dei pesticidi
e sfameranno il mondo. Ma come fa un giornalista a sapere cose che gli
stessi scienziati e le stesse multinazionali transgeniche ammettono di
non sapere? Lo hanno scritto anche in internet: nessuno - nemmeno loro
- può ancora accertare se una pianta o un cibo transgenico siano innocui
oppure no. Le due speranze "meno pesticidi" e "più cibi per gli affamati"
sono già state smontate da numerosi biologi e agronomi e anche dalla lettera
aperta scritta agli inglesi dal loro futuro re, il principe di Galles,
sul Daily Mail. Le stesse multinazionali sono ora più prudenti con questi
argomenti. Il giornalista transgenico però ha una sicura attenuante che
depone per la sua incorruttibilità: la sua teoria della "carne di mulo
transgenica". Questa per me è la prova del nove. Se un propagandista delle
multinazionali dell'ingegneria genetica scrivesse ancora queste cose nei
suoi comunicati stampa, probabilmente verrebbe licenziato in tronco e
citato per danni dal suo ex-datore di lavoro.
Beppe Grillo
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